dal Corriere Adriatico del 27 Luglio 2020
La nostra generazione ha avuto tanto. L’Europa è forse l’eredità più importante che abbiamo ricevuto dai nostri genitori. Le guerre, le povertà e le ingiustizie subite hanno dato loro la forza e la convinzione di creare questo progetto di pace e sviluppo, dove le differenze hanno trovato spazio e valorizzazione. Il trattato di Roma di oltre sessanta anni fa segna l’inizio di questo percorso, ancora da completare con il superamento delle politiche sovraniste per arrivare ad un responsabile governo europeo. Difficile ma non impossibile. Noi siamo cresciuti con questo progetto, abbiamo contributo al suo sviluppo, dovremmo trovare la forza e prima ancora una vera convinzione per completarlo. Lo dobbiamo fare per i più giovani, per dare loro le stesse opportunità che sono state concesse a noi.
Guardiamoci alle spalle, analizziamo la strada percorsa. Nel periodo in cui nasceva l’Europa, le Marche erano ancora prevalentemente agricole e con forti vocazioni artigianali. Negli anni il tessuto economico-produttivo è diventato industriale con una forte propensione verso il terziario ma con un manifatturiero ancora importante. Grazie all’apertura di nuove Università più vicine ai territori e ad un numero sempre crescente di studenti, molti di noi hanno avuto la possibilità di laurearsi anche provenendo da famiglie umili e mantenendosi agli studi lavorando nei fine settimana come camerieri o lavoratori stagionali, e coltivando il sogno di contribuire alla crescita sociale ed economica dei propri territori. Forse può sembrare che questo sia scomparso nelle giovani generazioni, ma non è così. Negli anni passati da Rettore mi è capitato di incontrare tanti studenti impegnati in un lavoro, erano loro a presentarsi nei luoghi dove lavoravano con dignità e professionalità per aiutare la famiglia a sostenerli nello studio, esattamente come abbiamo fatto noi.
Le nuove generazioni incontrano qualche difficoltà in più. Spesso non trovano nei luoghi dove sono cresciuti ed hanno studiato, opportunità degne della loro preparazione e preferiscono partire per trovarne di migliori. È notizia di questa settimana che la nostra Regione soffre di un calo di popolazione, sia per cambiamenti demografici che per la “fuga” all’estero di giovani preparati e alla ricerca di un futuro degno del loro impegno. Questo dobbiamo evitarlo, dobbiamo far crescere i nostri settori economici e produttivi per accogliere e valorizzare le tante conoscenze che i giovani acquisiscono durante i percorsi di studio. La perdita di capitale umano non ce lo possiamo permettere, lo sviluppo economico e sociale si fa con le persone, con le loro conoscenze, con le loro competenze, anche con le loro “braccia” ma sempre più spesso con le loro “teste”. Dobbiamo trattenerli ma soprattutto attirarne tanti altri, le aree geografiche nel mondo dove più alto è lo sviluppo economico sono ricche di giovani intraprendenti, sviluppatori di innovazione e creativi capaci di immaginare cose che ancora non esistono.
E’ tempo di restituire quello che abbiamo ricevuto. Chi si sta candidando al governo delle Marche dovrebbe porsi questo problema. La soluzione può richiedere tempi lunghi ma soprattutto investimenti infrastrutturali capaci di porre in connessione i nostri territori con il mondo intero, con servizi di qualità per le giovani famiglie per permettere loro di trovare il giusto equilibrio tra lavoro e crescita ed educazione dei figli, il resto poi si crea con le loro intelligenze e immaginazioni. Questo unito all’equilibrio ambientale e alla bellezza dei nostri luoghi permetterà di attirare tanti giovani intraprendenti che porteranno ricchezza nei nostri territori. Le modalità di lavoro agile facilitano tutto questo, ma occorrono infrastrutture digitali adeguate e uniformemente distribuite nei territori. Non perdiamo questa possibilità, abbiamo risorse europee da dedicare a questi investimenti, facciamo scelte coerenti, seguiamo una strategia, evitiamo di finanziare cose utili al solo consenso elettorale e che non producono crescita e benessere.
I modelli del passato purtroppo non funzionano più. Molti di noi hanno, da giovani laureati, speso alcuni anni fuori dalle Marche per poi ritornare con un bagaglio di esperienze e conoscenze utili ai territori, alle imprese locali, adattando le tecnologie e i modelli organizzativi sperimentati altrove. Questo ora non è più valido, chi parte spesso non ritorna, impoverendo la Regione e disperdendo l’investimento fatto sui giovani. Non dobbiamo pensare che per trattenere i giovani bastino solo pizzerie e discoteche, loro sono come noi, vogliono contribuire a costruire azioni concrete che siano rispettose dell’ambiente e delle persone. Ce lo stanno mostrando con la sempre crescente attenzione alle problematiche ambientali e alle opportunità offerte dalla green economy, settore in cui bisognerà investire per attirare giovani, dove non vi sono costi aggiuntivi ma concrete opportunità per creare posti di lavoro anche utilizzando i considerevoli finanziamenti che la Comunità Europea renderà disponibili per questo settore.
Sono convinto che questo si dovrà fare per le tante testimonianze raccolte in questi anni, come quella di Andrea, alunno della VB della scuola Primaria “Martiri della Libertà” di Jesi, in visita alla Facoltà di Medicina e Chirurgia: “…il rettore ci ha fatto un discorso e si stava a commuovere dalla gioia e anche io che non mi piace la scuola, in quel momento ho pensato che anche io vorrei diventare un ricercatore perché, come ha detto lui, è come essere un astronauta delle scienze, quindi diventerò un ricercatore per farmi felice e salvare molte vite… Io da oggi in poi mi impegno solo nello studio e spero di arrivare al punto massimo!”. A questi futuri cittadini, dobbiamo riservare le nostre migliori risorse come genitori, come insegnati, come politici, per dare loro le stesse opportunità che sono state concesse a noi.
Luglio 27, 2020 3:00 pm
by
Sauro Longhi