dal Corriere Adriatico del 22 Marzo 2021
Forse domani mattina sarà la volta buona, avrò la mia prima somministrazione del vaccino AstraZeneca. La scorsa settimana tutto è saltato con la politica che ha preso il sopravvento sulla scienza. Nulla è cambiato, i dati scientifici continuano a confermare l’efficacia e la sicurezza del vaccino, eppure l’irrazionalità ha preso il sopravvento. La mia generazione è cresciuta con le vaccinazioni, prima con il vaiolo, che ha lasciato a tutti una cicatrice, un tatuaggio indelebile, poi l’antipolio, uno zuccherino con sopra una goccia rosa di vaccino. Grazie a queste campagne di vaccinazioni mondiali, malattie come il vaiolo e la poliomielite sono scomparse. La stessa cosa andrà fatta per il Covid, è l’unica strada che abbiamo per tornare a vivere. Prima riusciremo a completare questo percorso, prima potremo ritornare a scuola, al cinema, al ristorante, così come a viaggiare e incontrare il mondo. Interessante la proposta che sta prendendo forma della creazione di un pass, una green card, per chi si è vaccinato per poter riprendere in sicurezza a viaggiare e riaprire ogni attività commerciale e produttiva. Speriamo che tutto questo possa avvenire entro il presente anno. Ma è chiaro che dovremo ancora mantenere un comportamento prudente, anche a vaccinazione completata si dovrà continuare a indossare le mascherine, mantenere un distanziamento di sicurezza e non abbandonare l’igiene personale. Quest’anno non abbiamo avuto la ricorrente influenza invernale, forse perché tutti abbiamo continuato a indossare le mascherine? Quindi fintanto che il virus non sarà debellato a livello mondiale non dovremo abbassare la guardia. Le settimane che ci attendono, saranno le più critiche, con le percentuali dei contagi che non stanno diminuendo. Continuo a non capire la stupidità di quanti la scorsa settimana sono scesi in piazza contestando le misure in atto dalle mascherine ai vaccini e negando l’esistenza del Covid, di fronte ai cento mila morti solo in Italia e l’efficacia dei vaccini di fronte all’evidenza: nel piccolo paese di Viggiù dopo una vaccinazione di massa i contagi crollano da 664 a 19 casi su 100 mila abitanti.
Le percentuali dei vaccinati in Italia sono ancora troppo basse, con una media nazionale del 3,6% e con le Marche che non vanno meglio, ferme al 3,5%. I vaccinati over 80 anni in alcune regioni hanno raggiunto il 20%, in altre si è appena iniziato, le Marche hanno da poco superato l’8%. È chiaro che bisogna accelerare e soprattutto dare priorità ai più fragili e a chi li assiste quotidianamente, ai più esposti e coinvolti nei servizi primari. È stata data priorità agli operatori sanitari, ai farmacisti, agli insegnati, alle forze di polizia e della difesa, ma forse si è dimenticato di dare importanza a chi quotidianamente è coinvolto nella produzione e distribuzione alimentare. Nel primo lockdown dell’anno scorso hanno mantenuto in vita il Paese, sono rimasti aperti gli ospedali, le farmacie e i supermercati. Perché nel piano delle vaccinazioni non si è dato priorità anche ai lavoratori dei supermercati? Visto che a livello regionale si sta pianificando il potenziamento della campagna vaccinale, perché non inserire in una qualche priorità queste categorie? Senza dimenticare le persone disabili, fragili e vulnerabili e chi li assiste. Ancora non ci sono un numero sufficiente di vaccini e le promesse delle aziende produttrici di fatto non sono rispettate. Ma perché non si sono costruiti gli impianti prima, quando i vaccini erano in fase sperimentale? Si sapeva già come produrli e quanti ne sarebbero stati necessari. L’errore di pianificazione è stato fatto, speriamo che non se ne facciano altri. L’invito che faccio alla Commissione Europea ed al Governo è di monitorare con molta attenzione questi aspetti, possiamo progettare la migliore delle campagne vaccinali, ma senza vaccini sarà dura centrare l’obiettivo di vaccinare tutti.
L’altro compito che spetta alla Commissione Europea ed al Governo è dare concretezza al piano di ripartenza indirizzando i fondi del progetto #NextGenerationEU verso concrete azioni capaci di proporre un nuovo sistema di sviluppo più rispettoso delle persone e dell’ambiente. Restano pochi giorni per la sua presentazione. Nel Decreto Legge varato la scorsa settimana vi sono misure utilissime per ridurre il disagio economico prodotto dalla pandemia per molte categorie, dalla proroga del blocco dei licenziamenti ai contributi a fondo perduto per lavoratori autonomi ed esercizi commerciali; misure sicuramente non ancora sufficienti, ma concrete ed erogate in tempi rapidi. Una cosa però non mi è chiara, il “condono” delle vecchie cartelle esattoriali emesse dal 2000 al 2010 compreso, che relazione hanno con la crisi economica indotta da una pandemia arrivata dopo 10 anni? Spero che questa “vecchia” logica non si trasferisca anche nel Piano nazionale di ripresa e resilienza che il Governo intende presentare entro il 30 Aprile, sui tre assi di intervento condivisi a livello europeo: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale. Non è ammissibile che in questo piano vengano inseriti altri condoni o il finanziamento di infrastrutture inutili o aiuti a sistemi e modelli produttivi non più sostenibili. Alcune indiscrezioni fanno ben sperare, tra le infrastrutture sembra certo il progetto di connessione digitale a larga banda in fibra ottica per connettere ogni abitazione, ogni laboratorio, ogni ente e portare servizi e opportunità di sviluppo anche nelle aree interne del paese. L’altro grande tema della transizione ecologica dovrà contenere azioni ancora più concrete, per cambiare sistemi produttivi e modelli di sviluppo. Infine, l’inclusione sociale, la pandemia ha ulteriormente incrementato le tante diseguaglianze sociali presenti nel nostro paese. Se vogliamo davvero ripartire il Piano del Governo dovrà fondarsi su tre priorità trasversali: Donne, Giovani e Sud. Altrimenti non ripartiremo, ma torneremo solo al punto di partenza come nel più classico gioco dell’oca.
Marzo 22, 2021 3:00 pm
by
Sauro Longhi