dal Corriere Adriatico del 4 Gennaio 2021
Bene, iniziamo l’anno nuovo con una certezza, abbiamo il vaccino, unico strumento per difenderci dal Covid. Come ci ha ricordato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo messaggio di fine d’anno: “la scienza ci offre l’arma più forte, prevalendo su ignoranza e pregiudizi”. Mai nella storia, in così poco tempo è stato sviluppato un vaccino, con soluzioni innovative che potranno offrirci nuovi farmaci anche nel futuro. Vi è stato uno sforzo scientifico planetario dove l’Europa, con propri finanziamenti, ha incentivato la ricerca, per dare ai propri cittadini la certezza di potersi riprendere. Mi auguro che questa esperienza non venga dimenticata, è stata l’ennesima conferma che attraverso lo studio, la scienza, la valorizzazione della conoscenza si possono trovare le soluzioni ai problemi che ci affliggono. Abbiamo bisogno di politiche lungimiranti per mettere al centro dello sviluppo del Paese lo studio e la ricerca. Pertanto, al ritorno dalle vacanze natalizie dobbiamo intraprendere tutte le possibili azioni per far tornare studentesse e studenti nelle scuole e nelle università. Per essere produttivi nella ricerca e nella scienza occorrono persone preparate e motivate che possiamo aiutare a formarsi attraverso l’istruzione e lo studio. Suggerisco a chi ha responsabilità politiche e amministrative di dedicare risorse e intelligenza per trovare una soluzione a questo problema, ne va del nostro futuro. È talmente ovvio che non andrebbe neanche ripetuto.
Ora che abbiamo il vaccino restano due questioni. Non potendo obbligare le persone a vaccinarsi occorre convincerli dell’utilità e, per quelli già convinti, occorre mettere a disposizione strutture per la somministrazione del vaccino in tempi rapidi. La velocità di somministrazione è fondamentale per tentare di evitare la terza ondata di contagi il prossimo inverno ed uscire definitivamente dalla pandemia. Prima cosa: occorre avere un’elevata capacità produttiva di vaccini, abbiamo bisogno di miliardi di dosi se vogliamo proteggere tutto il genere umano, la pandemia si vince se possiamo vaccinare tutti, altrimenti la sicurezza di essere protetti dal virus non è certa. Papa Francesco lo ha ricordato nel messaggio di Natale, “in questo tempo di oscurità e incertezze per la pandemia, appaiono diverse luci di speranza, come le scoperte dei vaccini, ma perché queste luci possano illuminare e portare speranza al mondo intero, devono stare a disposizione di tutti”. L’egoismo deve essere ancora una volta bandito sia per motivi umanitari che scientifici. È una sfida che non ha frontiere, oggi più che mai dobbiamo essere cittadini del mondo e abbandonare nazionalismi e individualismi, parole che non hanno futuro.
Il Ministro Speranza propone di vaccinare 13 milioni di persone entro fine marzo, fatte le dovute proporzioni quasi 330 mila nelle Marche. L’assessore alla sanità delle Marche, Saltamartini, promette quasi 700 mila marchigiani vaccinati per i primi di settembre. Due obiettivi comparabili, che richiedono un forte impegno organizzativo tra Governo e Regione. Al primo è richiesto di provvedere al reperimento e alla distribuzione dei vaccini, alla Regione di predisporre le strutture sanitarie sui territori per somministrare più di seimila vaccini giornalieri, comprendendo i giorni festivi. Ancora però non esiste l’elenco dei centri vaccinali secondo quanto dichiarato dal Commissario per l’emergenza Arcuri. Ricordo che esistono per la prima tipologia di vaccino vincoli logistici e tecnologici legati alla catena del freddo da rispettare per il trasporto, lo stoccaggio e la somministrazione. Mi auguro che si stia lavorando su questo fronte, e che le strutture territoriali siano pronte per entrare a regime. Chi ha responsabilità politiche amministrative di un territorio deve essere pronto a svolgere questo compito.
Resta poi l’altro problema di convincere le persone a vaccinarsi. I primi a poterlo fare sono le persone coinvolte nel servizio di assistenza sanitaria e da quello che apprendo ci sono più richieste che vaccini al momento disponibili. Presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Ospedali Riuniti di Ancona, al momento sono stati esclusi i medici in formazione specialistica, che svolgono azioni di assistenza sanitaria al pari dei loro colleghi già assunti. Sono certo che questo problema verrà velocemente risolto seguendo una logica di fasce di rischio, indipendentemente dal ruolo. Questo fa ben sperare che tutto il personale coinvolto nell’assistenza sanitaria vorrà sottoporsi al vaccino, altrimenti chi ha responsabilità organizzative e amministrative immagino dovrà prendere le necessarie decisioni per garantire la doverosa sicurezza nel servizio di assistenza. Non riesco ad immaginare persone che quotidianamente somministrano cure e farmaci ai propri pazienti, che non credono all’efficacia dei vaccini. Si comporterebbero come un fornaio che non mangia il pane cotto nel proprio forno.
Il vaccino è frutto di una rigorosa ricerca scientifica, di innumerevoli verifiche sperimentali, di attente analisi e controlli prodotti da organi indipendenti. Non riconoscere tutto questo significa negare l’evidenza. Non a caso chi si oppone all’uso dei vaccini crede che il Covid non esista e che sia tutta una messa in scena proposta da gruppi di potere sovranazionali. Il negazionismo purtroppo si spinge contro le evidenze oggettive e contro l’evidenza di fatti storici accertati, come l’olocausto. Aspetti che a volte vengono amplificati e sostenuti da internet con la diffusione ad arte di notizie false. Inviterei queste persone a visitare i tanti centri di terapia intensiva dove molte persone ogni giorno combattono per vivere, per rendersi conto della gravità della malattia. Certo, ognuno è libero di non vaccinarsi e di ammalarsi, ma come ci hanno insegnato da piccoli, la libertà di ognuno termina dove inizia quella degli altri. La domanda che ci dobbiamo quindi porre è: dove inizia la libertà dei tanti che non vogliono ammalarsi? Quando sarà il mio turno io mi vaccinerò e spero che ciò avvenga presto!
Gennaio 4, 2021 3:00 pm
by
Sauro Longhi