Accendere la luce della conoscenza per rispettare sempre le differenze


dal Corriere Adriatico del 28 Dicembre 2020

Avevo deciso che non avrei parlato del Natale, ma ho cambiato idea. È bastato trascorrere questi giorni con le persone più care per recuperare il valore di questo giorno solenne. Le strade vuote, le luci nelle case, il vociare che scende in strada e accompagna il passeggiatore solitario, mi hanno fatto tornare indietro di tanti anni quando il Natale era vissuto in famiglia, con la tombola, il presepe e il torrone bianco. Era il tempo in cui tutto si fermava, almeno per alcuni giorni, e si aveva il tempo di riflettere sul valore della vita e la serenità di ascoltare le persone. Nella tradizione contadina dei nostri nonni il Natale dava la forza e la consapevolezza per superare l’inverno, il periodo più incerto di tutto l’anno. I più anziani raccontavano del passato per introdurre il futuro ai più giovani, lunghi racconti serali nella stalla o di fronte al camino, per trasferire l’esperienza e la saggezza vissuta. Il Natale era un periodo per rallentare le attività lavorative che l’inverno imponeva, per riposarsi, per mangiare qualche dolce, per riflettere sulle scelte e pianificare la ripresa che sarebbe arrivata con la primavera. Il racconto del Bambino che nasce in una stalla in mezzo agli umili e costretto a fuggire in Egitto per scampare da un massacro, può ancora insegnarci molto. Schiacciati dalla pandemia abbiamo finito per dimenticarci dei tanti profughi che scappano dalla violenza, dalla siccità e dalla fame. Persone che emigrano per dare alla propria famiglia condizioni di vita migliori, come del resto ognuno di noi fa quotidianamente, per fortuna senza la necessità di scappare. 

Piuttosto che accoglierli, nel recente passato sono stati abbandonati in mare, sono state promulgate leggi per sanzionare chi cercava di aiutarli. Per fortuna almeno questa criminalizzazione del soccorso in mare è stata di fatto resa inefficace dal decreto immigrazione approvato qualche giorno fa. I flussi migratori possono creare problemi soprattutto nei paesi di primo approdo come il nostro, ma non si può far leva su questo problema, distorcerne la percezione solo per incrementare il proprio consenso elettorale. Questo è quello che è accaduto nel recente passato. La non conoscenza può infondere in molti la paura. Quando si incontra una persona che non si conosce, ognuno di noi mostra prudenza, non se ne conoscono la cultura, i valori, le tradizioni, ma dobbiamo evitare di trasformare questa prudenza in paura. Faccio spesso l’esempio della stanza buia, in cui tutti noi abbiamo paura ad entrare, ma basta accendere la luce e la paura scompare. Così è la conoscenza, accendiamo questa luce, cerchiamo di comprendere e rispettare le differenze. Creiamo condizioni per includere queste persone nella società, insegniamo loro la nostra lingua, la nostra storia, comprendiamo le loro tradizioni, le loro culture, facciamo in modo che i loro figli frequentino le nostre scuole e le nostre università. Il genere umano si è alimentato di flussi migratori. I nostri nonni hanno visto fratelli e sorelle partire per terre lontane, con lingue e culture molto diverse dalla nostra, per cercare condizioni di vita migliori. Siamo stati un popolo di migranti, abbiamo anche canzoni che ci ricordano questa recente storia. Leggetevi il testo di “Mamma mia dammi cento lire che in America voglio andar”, è la storia dei tanti che attraversano il Mediterraneo.  

Gran parte delle attività agricole sono svolte con l’aiuto dei migranti. Vi ricordate le coltivazioni agricole bloccate durante il recente lockdown perché non potevano venire dall’estero i tanti lavoratori agricoli? Da noi e in tutta Europa. Anche molte attività industriali nel manifatturiero vedono una componente di immigrati sempre crescente. Questo potrebbe fronteggiare il calo demografico che si registra in Italia. Arriveremo presto a scendere sotto i 60 milioni di abitanti, per arrivare nel 2066, secondo le stime ISTAT, a poco più di 53 milioni. Nelle Marche nell’ultimo anno abbiamo registrato un calo di 8 mila abitanti e stiamo per scendere sotto un milione e mezzo di abitanti. Un calo costante registrato negli ultimi anni, in linea con quello che accade nel resto del Paese. Inoltre, stiamo registrando un costante invecchiamento della popolazione, la percentuale delle persone sopra i 65 anni, oggi poco superiore al 22 %, nel 2066 salirà al 33%. In questa prospettiva i contributi versati dai giovani immigrati sono fondamentali per la sostenibilità del sistema pensionistico italiano, dato che nello scenario stimato dal Fondo Monetario Internazionale, nel 2045 avremo un pensionato per ogni lavoratore. In Europa la percentuale di immigrati è superiore a quella italiana, ad esempio la Germania ha accolto e inserito nel proprio sistema economico gran parte dei siriani in fuga dalla guerra, come negli anni Sessanta ha fatto con i tanti migranti italiani in cerca di lavoro. 

Il Paese per continuare ad essere di riferimento per L’Europa dal punto di vista economico, sociale e culturale ha bisogno di crescere anche con il contributo dei migranti. Un’opportunità che deve essere sfruttata attraverso adeguate politiche di gestione dei flussi migratori stabilite in sede europea, e attraverso un altrettanto adeguato piano di politiche per favorire l’integrazione degli stranieri nel nostro Paese. L’integrazione deve permettere di valorizzare la diversità come elemento propulsore per lo sviluppo, come avviene da tempo in molto paesi che continuano ad accogliere immigrati. In questi giorni di Natale, abbiamo elementi per alimentare le nostre speranze e riflettere su come costruire un futuro migliore del presente. Ieri finalmente è iniziata la somministrazione delle prime dosi di vaccino anti Covid, e se avremo la saggezza di utilizzarlo tutti, in un anno saremo fuori dalla pandemia, altrimenti la strada sarà più lunga. Superata questa emergenza restano tanti altri problemi, ma per la loro soluzioni alziamo lo sguardo e guardiamo lontano, solo così avremo la consapevolezza di come scegliere i passi nel presente.


Dicembre 28, 2020 3:00 pm
by Sauro Longhi