dal Corriere Adriatico del 7 Dicembre 2020
Errare è umano, ma perseverare è diabolico. Nel 2001 con la riforma del Titolo V della Costituzione furono ridisegnate le competenze di Stato e Regioni in materia sanitaria e non solo. In accordo all’art.117 della Costituzione, lo Stato mantiene la competenza per la profilassi internazionale, determina i “livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti sul territorio nazionale” e i principi fondamentali nelle materie di competenza concorrente. L’assistenza pubblica in Italia da quella data viene gestita attraverso accordi tra Stato e Regioni. Alle Regioni competono quindi i servizi di assistenza sanitaria ed ospedaliera. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: abbiamo 21 sistemi sanitari pubblici, con qualità ed efficienza molto diversi tra loro. Con la pandemia questa pluralità si è palesata in maniera evidentissima e, senza un coordinamento nazionale, ogni Regione ha agito con approcci diversi, sulla base della propria organizzazione e con le strutture che si era data nel tempo. In alcuni casi con risultati veramente deleteri: incapacità di gestire l’emergenza, inefficienza nel tracciamento dei contagi, perdita del controllo e della gestione della pandemia. La riforma del Titolo V, per garantire la tutela della salute e contenere la spesa sanitaria, ha introdotto i Livelli Essenziali di Assistenza che individuano le prestazioni e i servizi che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a fornire sul tutto il territorio e a tutti i cittadini. Per garantire questo, lo Stato finanzia le Regioni, che possono a loro volta con risorse proprie, garantire ulteriori prestazioni. I Livelli Essenziali di Assistenza sono il nucleo essenziale del diritto alla salute. Eppure, non sono stati sufficienti a garantire strumenti e strategie per contrastare adeguatamente la pandemia. Ogni Regione ha scelto autonomamente come organizzare questi servizi e, di fatto, sono stati creati tanti sistemi sanitari diversi, tra loro non cooperanti, con regole e protocolli differenti che hanno reso difficile azioni di collaborazione, tanto che spesso si parla di servizio sanitario regionale piuttosto che di servizio sanitario nazionale.
Su alcuni aspetti si sta ripensando se e come riformare queste organizzazioni per garantire un vero servizio nazionale alla salute: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti”, riconoscendolo come un diritto individuale inviolabile e un bene di rilevanza collettiva. Gli errori commessi nella sanità ci dovrebbero insegnare ad evitarne altri, ed invece così non è. Si vorrebbe continuare a perseverare nell’errare introducendo un’aggiuntiva riforma sull’autonomia differenziata per le singole Regioni secondo quanto previsto art. 116. Se dovesse passare questa ulteriore riforma alle Regioni interessate verrebbero concessi ulteriori gradi di autonomia su materie come l’istruzione, la tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali. Addirittura, si voleva far entrare questa riforma come un semplice emendamento nella legge di bilancio, per fortuna questa proposta è stata ritirata. Far approvare una riforma così importante senza discussione, visti i tempi stretti che rimangono per l’approvazione della legge di bilancio, aveva del diabolico. Si ripartirà quindi con una proposta di legge quadro sul federalismo differenziato per dare al Parlamento la possibilità di discutere se e come adottare questi ulteriori livelli di autonomia. La riforma prevede la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, degli obiettivi di servizio e dei fabbisogni standard. Anche qui, che margini rimarrebbero allo Stato di verificare le effettive attuazioni dei servizi e il rispetto delle garanzie costituzionali? Questa riforma, casomai dovesse passare, cancellerebbe di fatto il principio di solidarietà tra le diverse parti del Paese, non a caso le regioni che spingono per questa riforma sono la Lombardia, il Veneto e l’Emilia-Romagna, a cui si è aggiunta nella precedente legislatura, inspiegabilmente e senza una discussione approfondita, anche le Marche.
Tra le tante cose che verrebbero modificate da questa riforma vi sono l’istruzione e l’università, con danni paragonabili a quelli commessi sul servizio sanitario. Come ebbi a dire in occasione della mia ultima inaugurazione dell’anno accademico da Rettore di fronte al Presidente della Repubblica Mattarella: “Il valore del sistema universitario nell’unicità di obiettivi, norme e finanziamenti, deve essere mantenuto e con questo il valore legale del titolo di studio, a difesa dell’unicità del sistema nazionale, forse a rischio di cancellazione dalle proposte di autonomia differenziata di cui tanto si discute in queste settimane e che potrebbero scomporre il sistema universitario nazionale in tanti regionali con forti ripercussioni sui finanziamenti e sull’adozione di norme che porterebbero quasi sicuramente a diseguaglianze e inefficienze”. Oggi ne sono ancora più convinto. Invece che puntare ad una integrazione con l’Europa si tenta di dividere l’Italia. Si cerca il consenso elettorale favorendo gli egoismi territoriali. Si preferisce cancellare i valori della nostra Costituzione piuttosto che rafforzarli. Nella proposta attualmente elaborata si prevedono autonomie differenziate in materia di tutela e sicurezza del lavoro, nelle norme generali e sui principi fondamentali in materia di istruzione. Così come sui principi fondamentali in materia di salute e ricerca scientifica e infine sulla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema e nei principi fondamentali in materia di governo del territorio e valorizzazione dei beni ambientale. Sono aspetti importanti che meritano la dovuta attenzione sia dalle componenti politiche ma soprattutto sociali. Per modifiche così radicali che incidono sulla struttura dello Stato è bene ascoltare l’orientamento dei cittadini anche attraverso un referendum consultivo, piuttosto che nasconderle in un emendamento alla legge di bilancio.
Dicembre 7, 2020 3:00 pm
by
Sauro Longhi