dal Corriere Adriatico del 30 Novembre 2020
La Notte Europea dei Ricercatori, anche in tempo di pandemia, ha visto la partecipazione di migliaia di ricercatori in centinaia di piazze d’Europa, piazze “virtuali”, le stesse che quotidianamente utilizziamo per le attività didattiche o per i meeting di ricerca e i convegni scientifici. Pur non potendo aprire i laboratori di ricerca al pubblico o portare i laboratori nelle piazze per raccontare, mostrare, entusiasmare con le bellezze della ricerca, anche quest’anno per una notte si è parlato di ricerca e delle straordinarie scoperte scientifiche dei ricercatori; lo si è fatto in un contesto stimolante e soprattutto informale e semplice, per avvicinare tante più persone alla ricerca. Nelle piazze virtuali si sono mostrati esperimenti, tenuti seminari divulgativi ma anche spettacoli e concerti, con l’obiettivo di mostrare la ricerca e i risultati che produce. Una notte che ha unito tutti i Ricercatori d’Europa.
Della ricerca e dei ricercatori ne abbiamo bisogno come del pane e dei panettieri. La ricerca alimenta la conoscenza per sconfiggere le diseguaglianze, per proteggerci dalle malattie, per garantirci una crescita economica e sociale sostenibile. Di esempi ne abbiamo tanti. Se tra qualche mese avremo un vaccino capace di difenderci dal Covid lo dovremo proprio all’impegno di tanti ricercatori che con rigore e certezze scientifiche hanno prodotto la prima vera difesa contro il virus. È notizia di questi giorni che la poliomielite è scomparsa proprio grazie al vaccino e alle campagne di vaccinazione degli anni sessanta. Albert Sabin propose un vaccino e non volle brevettarne il risultato delle sue ricerche per far in modo che tutti potessero utilizzarlo e così la poliomielite è stata sconfitta. La condivisione dei risultati della ricerca attraverso pubblicazioni e convegni è il modo migliore per valorizzarla e renderla utile. Ogni risultato di ricerca richiede rigore e metodo scientifico, in altri termini deve essere verificabile attraverso esperimenti replicabili. L’esatto contrario di quanto propongono i negazionisti che basano le proprie convinzioni su assunzioni e nessuna verifica sperimentale. Per rendersi conto che la terra è tonda non è necessario imbarcarsi su una astronave, basta salire sul monte Conero in una bella giornata di sole e guardare l’orizzonte marino, per vedere che non è piatto. Purtroppo, ne esistono di più pericolosi, uno tra i tanti il metodo di cura Stamina privo di validità scientifica, per fortuna cancellato grazie all’intelligenza e al coraggio della Senatrice Elena Cattaneo.
La ricerca è quindi fatta di risultati e di condivisione degli stessi, tanto che negli ultimi anni è nato un movimento per la diffusione della cultura dell’Open Science, un movimento che punta ad abbattere ogni barriera al sapere scientifico e più in generale alla conoscenza e alla cultura da parte delle comunità scientifiche e culturali e dei cittadini, facendo propri i principi di trasparenza, inclusione, correttezza, equità e condivisione. In Europa l’Open Science si sta diffondendo rapidamente e in modo irreversibile, anche grazie all’azione politica della Commissione Europea e alla nascita della EOSC (European Open Science Cloud). Il diffondersi degli strumenti digitali di comunicazione sta facilitando questa trasformazione nella ricerca: la possibilità di condividere in cloud attraverso biblioteche digitali i propri risultati permette una più veloce valorizzazione degli stessi anche in contesti economici ed una maggiore collaborazioni tra gruppi, soprattutto internazionali. Disponendo di strumenti culturali adeguati chiunque può accedere ai risultati della ricerca e proporne applicazioni e servizi. Una grande bacheca su cui leggere le ultime novità nel mondo.
La società ha bisogno della ricerca, il nostro Paese dovrebbe allinearsi con quelli europei ed aumentare gli stanziamenti per questo settore. Speriamo di trovarne traccia nella legge di bilancio che il governo sta costruendo, ne abbiamo bisogno per il nostro futuro. Della ricerca come del pane non ne possiamo fare a meno, occorre una maggiore sensibilizzazione dell’opinione pubblica, occorrono tante iniziative come le notti dei ricercatori per ottenere questo e mettere al centro dei nostri interessi gli investimenti per la ricerca. Con la pandemia si è compreso, almeno spero, che la ricerca scientifica è importante e che i ricercatori italiani sono bravi, anche se in questo settore l’Italia spende solo l’1,4% del proprio Pil contro una media europea del 2,7%. Con ridotte risorse e numericamente inferiori rispetto ad altri paesi europei, i ricercatori italiani sono all’ottavo posto mondiale per numero di articoli scientifici. Per essere ancora più bravi dobbiamo investire sui giovani, nei prossimi anni si dovranno avviare politiche di sviluppo nelle università e negli enti di ricerca per favorire l’ingresso di giovani ed abbassare così l’età media dei ricercatori in Italia che è tra le più altre in Europa.
Sarà la ricerca e la conoscenza che ne deriva a difenderci dal virus. Si è proposto di ridurre le occasioni di incontro, si è obbligato l’uso della mascherina e dopo due settimane i contagi stanno iniziando a diminuire. È il secondo esperimento che facciamo, il primo la scorsa primavera, e ci restituisce lo stesso risultato. La pandemia si contiene con l’uso della mascherina, riducendo le occasioni di incontro e con una buona igiene personale. Ripetendo l’esperimento si ottengono gli stessi risultati dimostrando così l’ipotesi in pieno rispetto del metodo scientifico. Speriamo che l’intelligenza ci porti a non richiedere un terzo esperimento, non sicuramente necessario dato che già dai primi due abbiamo ricavato le necessarie certezze. Ma la probabilità che invece accada è molto alta, anche perché sembra che in queste settimane sia prioritario aprire le piste da sci piuttosto che le scuole. Un film già visto quest’estate con l’apertura delle discoteche.
Novembre 30, 2020 3:00 pm
by
Sauro Longhi