dal Corriere Adriatico del 9 Novembre 2020
Joe Biden è stato eletto presidente degli Stati Uniti d’America. Ora si riprenderà il percorso interrotto quattro anni fa: un cammino di condivisione, apertura e collaborazione che nel mondo si stava costruendo e che vedeva questo Paese come uno dei principali interpreti. Tante sono state le azioni che hanno interrotto questo percorso, un esempio tra i tanti, il ritiro degli USA dall’accordo sul clima di Parigi. Con il nuovo presidente sono certo che questa decisione verrà annullata anche perché dovrebbe entrare in vigore proprio in questi giorni. L’accordo di Parigi prevede una serie di azioni per contrarre i cambiamenti climatici in atto. Tra queste: la riduzione delle emissioni per mantenere l’aumento medio di temperatura mondiale sotto 1,5 gradi Celsius e mitigare così i rischi e gli impatti dei cambiamenti in atto. Così come la richiesta di operare con trasparenza in tutti i paesi per verificare le azioni messe in atto. Al contempo, fornire alle zone in via di sviluppo un contributo per favorire i necessari adeguamenti ai sistemi produttivi ed energetici. L’accordo riconosce l’importanza di scongiurare le perdite e i danni indotti dai cambiamenti climatici e la necessità di cooperare per migliorare la comprensione dei fenomeni e gli interventi di sostegno nei diversi campi di fronte alle emergenze e ai rischi introdotti che ormai sono evidenti a tutti, dagli eventi atmosferici sempre più intesi, allo scioglimento incontrovertibile dei ghiacciai. Un ruolo importante in questo accordo è riservato alle regioni, ai territori, alle città, perché queste azioni dovranno essere prese soprattutto a questi livelli, sempre con l’obbiettivo di ridurre le emissioni e contrastare gli effetti negativi sul clima attraverso una cooperazione regionale e internazionale. Sono state proposte azioni in sette aree tematiche che vanno dall’uso del suolo agli oceani e alle zone costiere, alla preservazione dell’acqua, all’equilibrio degli insediamenti umani, al trasporto, all’energia e ai processi industriali. In particolare, nell’ambito del clima e dell’energia per il 2030 si sono posti alcuni obiettivi chiave: riduzione di almeno il 40% delle emissioni di gas serra (dai livelli del 1990), disporre di almeno il 32% di quota per le energie rinnovabili, con un miglioramento di almeno il 32,5% dell’efficienza energetica. Possono sembrare obiettivi difficili da raggiungere, ma ne va del nostro futuro, del nostro equilibrio ambientale e quindi del nostro sviluppo, dovremo cercare di produrre e vivere con minori emissioni e con fonti di energia più sicure e compatibili.
La Commissione Europea su queste prospettive ha già individuato le proprie linee di sviluppo per i prossimi anni, con transizioni verdi e digitali capaci di favorire il raggiungimento di questi obiettivi per il 2030. Anche i fondi che arriveranno per la ripresa economica dalla pandemia, andranno a finanziare soluzioni declinate su queste tematiche. Quindi è bene che i territori e le regioni inizino a pensare a progetti e soluzioni innovative capaci di intervenire significativamente su questi settori. L’economia verde non è più un optional ma l’unica prospettiva possibile. Del resto, anche l’accordo di Parigi riconosce alle regioni ai territori potenzialità concrete per il raggiungimento degli obiettivi posti.
Anche sul lato della lotta alla pandemia il cambio di guida in USA porterà sicuri vantaggi. Al contrario del suo predecessore, il presidente eletto Biden proporrà un contrasto serio al Covid, per fronteggiare una situazione fuori controllo, in un paese tra i più colpiti. Riformulerà la gestione della pandemia con “una leadership disciplinata, affidabile e basata sulla scienza” per mettere fine alla disinformazione imperante e attuare azioni concrete per contenere i contagi che sono ormai fuori controllo. Una risposta che non sarà solo sanitaria ma anche economica, per aiutare i lavoratori, le famiglie e le piccole aziende che sono state gravemente colpite anche in quel paese, per rilanciare l’economia americana, in linea con quanto si sta proponendo in Europa. Questo dovrebbe anche far riprendere la collaborazione e la cooperazione tra l’Europa e gli Stati Uniti, che potrà essere di esempio per molti altri paesi e, come auspicato dal presidente Sergio Mattarella, dare “un nuovo impulso al multilateralismo”. Tutte queste indicazioni fanno ben sperare su una stretta collaborazione scientifica e sanitaria per debellare il virus, gli Stati Uniti detengono una capacità in questi settori che, se unita a quella già messa in campo in Europa, potrà portare in tempi ragionevoli all’individuazione di trattamenti e vaccini. Il maggior coordinamento che si potrà così realizzare a livello mondiale contro le malattie infettive permetterà anche in futuro di individuarle per tempo, prima che diventino pandemiche e contenerne gli effetti.
Auguriamoci che questo cambiamento porti anche in casa nostra più persone a comprendere e a riconoscere la gravità della pandemia in atto. Se continuiamo a non dare la giusta attenzione alle uniche difese che al momento abbiamo, mascherine e distanziamento, andremo incontro a serie difficoltà nei prossimi sei mesi. Le misure messe in campo dal Governo dovrebbero aiutarci in questo. L’importante è continuare e magari rafforzare il tracciamento dei contagi, questo potrebbe aiutare ad avere misure attendibili sugli effetti prodotti dalle restrizioni, al fine di una migliore calibrazione ed efficacia. Come evidenziato in altre occasioni, non possiamo permetterci un nuovo lockdown, dobbiamo tenere aperti i nostri processi produttivi garantendo le necessarie azioni di prevenzione, non interrompere i percorsi educativi, magari riducendo gli orari, ma non chiudendo le scuole, e se saranno chiuse cerchiamo di riaprirle il prima possibile: una società senza istruzione diventa una società povera, una società incapace di rigenerarsi, una società senza giovani proattivi capaci di analizzare, comprendere e scegliere il meglio, non avrà futuro.
Novembre 9, 2020 3:00 pm
by
Sauro Longhi