dal Corriere Adriatico del 12 Ottobre 2020
Del tutto prevedibile, con l’entrata dell’autunno, con la ripresa di molte attività, con il permanere sempre più spesso in spazi chiusi, i contagi Covid 19 stanno aumentando. È lo stesso andamento riscontrato in altre pandemie, nulla di imprevedibile, fintanto che non vengono trovati famaci adeguati e soprattutto un vaccino, la probabilità di contagio tende a crescere con il permanere in luoghi confinati a contatto con più persone. Ma rispetto ad otto mesi fa siamo più preparati, abbiamo acquisto qualche certezza su come ridurre e tracciare i contagi, su come curare i malati con una maggiore integrazione tra Medici di Medicina Generale e le strutture ospedaliere. Ma soprattutto abbiamo imparato a difenderci meglio. Le mascherine, uno strumento semplice ma utilissimo per ridurre la probabilità di contagio, se tutti le portano. Ormai la maggioranza dei cittadini è convinta della loro necessità, anzi indispensabilità, poi c’è sempre qualcuno che lo nega, ma sono sempre meno. In alcune occasioni sono entrate nella dialettica politica, poi con i contagi in crescita la ragionevolezza ha preso il sopravvento. Al suo posto nella dialettica politica ora c’è l’app Immuni, giudicata inutile fintanto che tutti non lo scaricano. Ma la preoccupazione del contagio sta aumentando e molti, almeno le persone che dispongono di uno smart phone, hanno iniziato ad installarla, anche se non da una tracciabilità completa dei contagi, può comunque aiutare in alcuni casi. È meglio averla nel proprio cellulare che non averla, esattamente come la mascherina, meglio indossarla piuttosto che tenerla in tasca.
Per affrontare la pandemia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha proposta la strategia delle 3T: Testare, Tracciare e Trattare, per convivere con il virus ed evitare un alto numero di persone contagiate difficili poi da curare nelle strutture sanitarie presenti. Al momento questa è l’unica strada da seguire e lo dobbiamo fare con coerenza e Tempestività per Tutti, altre 2T da aggiungere alla strategia. Si devono mettere in campo tutte le soluzioni possibili per aumentare il numero di tamponi quando necessario, rafforzare la medicina territoriale per assistere prima possibile i contagiati: intervenendo prima si riducono le possibili complicazioni e quindi i ricoveri in ospedale. Mi auguro che tutto questo sia stato pianificato e soprattutto programmato con un maggiore coordinamento tra Regioni e Stato per evitare gli errori del recente passato e armonizzare così le azioni su tutto il territorio nazionale.
Non possiamo permetterci un nuovo lockdown, non possiamo chiudere le scuole, le attività produttive, ne va del nostro presente ma soprattutto del nostro futuro. Non possiamo chiudere gli spazi dedicati all’istruzione, altrimenti le diseguaglianze educative aumenteranno, non ce lo possiamo permettere, la nostra società ha sempre più bisogno di giovani preparati, competenti, capaci di contribuire all’economia del futuro basata sulla conoscenza. Così le attività produttive devono continuare a svilupparsi con creazioni di nuovi posti di lavoro attraverso transizioni verdi e digitali. Allora? Dobbiamo applicare bene quanto abbiamo appreso, isolare con il tracciamento i focolai di contagioso in modo tempestivo e rigoroso, ridurre il più possibile le occasioni e le probabilità di contagio, utilizzare sempre di più strumenti passivi di protezione come le mascherine, potenziare il tracciamento dei contagi anche con l’app Immuni. Certo questo richiederà anche un cambio di abitudini una diversa attenzione alle interazioni sociali, ma non abbiamo altra strada, dobbiamo superare l’inverno con queste precauzioni. Se qualcuno ancora pensa che sia tutta una finzione, lo inviterei a documentarsi sui milioni di morti che la pandemia ha prodotto nel mondo, più di duecento mila solo negli Stati Uniti.
Sicuramente ridurre gli assembramenti, gli affollamenti sui mezzi di trasporto, porta ad una riduzione dei contagi, facile a dirsi ma anche a farsi. Ad esempio, una differenziazione degli orari eviterebbe gli affollamenti nei mezzi di trasporto pubblico, il lavoro agile eviterebbe lo spostamento di molte persone. Soluzioni che portano anche ad una riduzione dei costi ambientali e sociali. Perché non attuarle? Nei settori produttivi o dei servizi il lavoro agile deve passare necessariamente attraverso una riforma organizzativa delle imprese, ma i vantaggi sono indubbi e ormai anche sperimentati e quantificati per le persone e le imprese.
Per cambiare occorrono coraggio, visione e risorse per i necessari investimenti, ma almeno queste ultime non mancheranno, con i fondi che l’Europa metterà a disposizione si potrà ridisegnare uno sviluppo più sostenibile per le persone e per l’ambiente. Alla transizione digitale già avviata e da potenziare ulteriormente va aggiunta la transizione verde. Dalla pandemia usciremo, il prossimo anno avremo un vaccino e tutte le difficoltà e le paure di questi giorni saranno ricordi lontani. Ma i mali che affliggono il pianeta e l’umanità intera, resteranno ancora tutti li se non cambiamo le nostre prospettive e i nostri disegni. Ogni nostro nuovo progetto deve puntare a questo, anche partendo dai territori con politiche economiche di sviluppo attente a questi obiettivi. Perché una cosa è certa: senza queste scelte non avremo futuro. Non è pensabile sfruttare il nostro pianeta, abbiamo risorse limitate che dobbiamo il più possibile preservare. Dobbiamo contrastare i cambiamenti climatici in atto come ci ha recentemente ricordato Papa Francesco. Questo è il compito di chi ha responsabilità di governo di un territorio, di una Regione, di un Paese, partire dai bisogni presenti per trovare soluzioni sostenibili, rispettose delle persone e dell’ambiente. Non è difficile, non è più costoso, ma occorrono competenze, conoscenze, sensibilità per disegnare prospettive che vadano oltre il proprio mandato. È necessario partire subito avendo chiari obiettivi e coerenza nelle azioni, anche al tempo della pandemia.
Ottobre 12, 2020 3:00 pm
by
Sauro Longhi