La vocazione dei marchigiani ma le imprese non crescono


dal Corriere Adriatico del 5 Ottobre 2020

La nostra regione, le Marche, ha tanti aspetti che la rendono unica, tra questi il nostro sistema produttivo fatto di piccole e medie imprese e con una spiccata propensione al manifatturiero. In tutte le analisi prodotte, questo elemento viene sempre evidenziato come un problema da superare, poiché la dimensione di un’impresa può favorire la ricerca e l’innovazione, l’individuazione di mercati internazionali e una maggiore credibilità per ottenere finanziamenti necessari allo sviluppo. Ma così non è. Le nostre tradizioni, la nostra storia, la nostra cultura ci portano ad essere una regione di imprenditori, con la più alta percentuale in relazione al numero di abitanti. Abbiamo un’impresa ogni 8 o 10 abitanti, molto spesso sono microimprese: una vocazione dei marchigiani ad essere imprenditori e artefici delle proprie scelte. Spesso queste imprese sono caratterizzate da basse specializzazioni, con poco valore aggiunto nei prodotti, con difficoltà a competere in mercati che ormai hanno una dimensione globale. Nei periodi di crisi questo porta ad un indebolimento strutturale, basti pensare agli effetti introdotti dalla recente pandemia, dove per alcuni settori si sono azzerati i canali di vendita come fiere e mercati, pregiudicando in alcuni casi anche la continuazione delle attività produttive. Come riportato nella recente relazione della Banca d’Italia dedicata all’Economie delle Marche, nei diversi ambiti analizzati, i dati regionali risultano quasi sempre peggiori di quelli nazionali anche per la tipologia delle produzioni non essenziali, si pensi al settore moda, alle tecnologie e agli arredi per la casa, che hanno subito ridimensionamenti significativi per il calo della domanda interna indotta dal Covid 19.

La soluzione andrebbe trovata nel far crescere le imprese, ma questo purtroppo non accade. È un limite del nostro settore produttivo, ma col quale dobbiamo confrontarci. Bisogna prendere atto di questa situazione e progettare nuovi modelli e soluzioni per le Marche. Occorre un grosso impegno nella progettazione di politiche di sviluppo capaci di utilizzare le risorse che il Governo e la Comunità Europea stanno mettendo a disposizione per la ripartenza. Iniziamo da ciò che sappiamo fare bene e attrezziamoci per rendere più resiliente e competitivo il nostro sistema produttivo. Preso atto che le nostre imprese non riescono ad innovare e a migliorare significativamente i propri prodotti o servizi, perché spesso non dispongono di laboratori, di conoscenze adeguate, di relazioni con enti di ricerca, proponiamo delle strutture e delle piattaforme che possano facilitare questo. Strutture che possono trovare un iniziale sovvenzione pubblica per nascere, ma che devono poi avere capacità autonome di crescita, con la partecipazione diretta delle imprese interessate. Su queste piattaforme il ruolo degli enti di ricerca e delle università è fondamentale, perché capaci di produrre e trasferire i risultati della ricerca scientifica e tecnologica. Questo può e deve avvenire nei diversi settori produttivi, dalla meccanica all’agroalimentare. Le Aziende si devono confrontare e cooperare in cluster tecnologici e/o produttivi, per individuare bisogni comuni e pianificare azioni di interesse comune. Facciamo degli esempi. Se il cluster della nautica individua specifici bisogni formativi, cioè la necessità di formare e arricchire di competenze i propri collaboratori, può essere trovata una soluzione utili a tutti. Se esiste la necessità di acquisire nuovi materiali o nuove modalità costruttive attraverso azioni di ricerca e sviluppo, questo può essere di interesse per tutti. Poi ognuno specificherà quanto acquisito nelle proprie scelte produttive, caratterizzerà il proprio prodotto, individuerà e salvaguarderà il proprio vantaggio competitivo, pur avendo condiviso percorsi formativi e risultati di ricerca. Tutto questo può essere declinato in tanti modi diversi, anche nei settori del made in Italy, ognuno potrà salvaguardare i propri modelli e le proprie produzioni, ma potrà collaborare per formare i propri collaboratori e introdurre una più diffusa digitalizzazione nei diversi processi produttivi per innalzare la qualità dei prodotti con conseguente incremento di competitività. Così come, individuare produzioni più sostenibili per l’ambiente proponendo transizioni “verdi”, utilizzando i consistenti fondi messi a disposizione dalla Commissione Europea.

Sugli aspetti della digitalizzazione, sono già stati sperimentati i Digital Innovation Hub, con la partecipazione delle associazioni di categorie, università e enti di ricerca, così come i Competence Center istituiti per favorire la transizione verso l’impresa 4.0. In queste strutture e piattaforme dovrebbero entrare più attivamene le singole imprese, non solo quelle capaci di erogare servizi ma soprattutto quelle che ne richiedono, perché molto spesso la cosa più importante in questi contesti è individuare i bisogni e poi le tecnologie necessarie, ma non il viceversa. L’Europa su questi ambiti prevede significativi finanziamenti per favorire transizioni digitali compatibili con l’ambiente. Si dovrebbe incentivare l’utilizzo di nuove metodologie di vendita da affiancare ai canali tradizionali: la promozione su mercati internazionali, l’assistenza logistica e commerciale, anche qui con piattaforme collaborative, sfruttando i nuovi strumenti di comunicazione digitali. Anticipare o almeno seguire le evoluzioni in atto nel mondo del lavoro agile, del lavoro a distanza, soprattutto per le funzioni di commercializzazione, promozione e ideazione con una nuova e più efficiente organizzazione aziendale.

È tempo di iniziare a pianificare per ricollegarci con il nord del Paese e all’Europa, con un nostro modello di sviluppo che faccia leva sulle nostre specialità, evitando incentivazioni a pioggia che sul presente possono apparire utili, ma sul futuro spesso non producono azioni significative. Al Governo appena scelto dai marchigiani il compito di favorire tutto questo.


Ottobre 5, 2020 3:00 pm
by Sauro Longhi