dal Corriere Adriatico del 17 Agosto 2020
Il Ferragosto è appena trascorso. Nel passato segnava la fine del duro lavoro dei contadini che culminava con la mietitura e l’aratura, e dava inizio ad un breve periodo di riposo e rallentamento delle attività, necessario per ritemprarsi e riposarsi prima della ripresa in autunno con la vendemmia, la raccolta delle olive e la semina del grano in attesa del lungo inverno. Così è stato per secoli e così è anche oggi. La società è cambiata, ma tutti noi in questi giorni ci prendiamo il meritato riposo dopo mesi di contrasto ad una pandemia a cui non eravamo preparati, e dove sono stati commessi molti errori. Prendiamoci quindi questo breve periodo di vacanza per riposarci, pensando a come affrontare i problemi che ci troveremo di fronte a settembre, facciamo come i contadini di un tempo: pianifichiamo i lavori da fare e scegliamo le sementi da piantare. L’autunno nella recente storia ci ha sempre riservato sorprese a cui non eravamo preparati, con ripercussioni sociali anche profonde, non facciamoci trovare impreparati.
In queste settimane si dovrà decidere come e dove investire le ingenti risorse del Recovery Found, ne abbiamo avuto già qualche anticipazione nelle linee generali che vedono ancora una volta le Marche fuori da queste scelte. Non serve attendere, occorre essere propositivi, analizzare e fare proposte che siano di interesse per la Regione e inserite in politiche serie di sviluppo nazionale ma soprattutto europeo. C’è qualcuno che ci sta lavorando? Le forze politiche che si stanno confrontando per assumere il governo della regione stanno pensando a questo, stanno pensando a cosa seminare per la ripartenza in autunno?Decisioni fondamentali per il nostro futuro, se falliremo perderemo un’ottima opportunità, un nuovo progetto di Europa capace di portarci verso l’indispensabile integrazione e sconfiggere le forze populiste e sovraniste che si oppongono a tutto questo.
Certo il Paese ha necessità di adeguarsi per affrontare le sfide che ha di fronte. Vi sarà bisogno di efficienza nella pubblica amministrazione, di una burocrazia agile ed produttiva, di maggiori certezze nel diritto e di adeguate semplificazioni rispettose dei dettati costituzionali e coerenti ai principi di trasparenza. Così come di un maggior contrasto alla criminalità organizzata che tiene in ostaggio intere regioni e parte dell’economia. Serve un’idea di Paese e individuare quattro o cinque aree di sviluppo su cui convogliare gran parte degli investimenti e capaci trainare tutta l’economia dell’Italia. Da queste colonne nelle settimane passate ho evidenziato aree di interesse per la Regione e quindi per il Paese. Un vero piano di investimenti strutturali sulle interconnessioni digitali in fibra ottica, capaci di rendere proattivi e competitivi ogni territorio della regione. Una maggiore attenzione all’economia verde, ecosostenibile, quella del futuro e che l’Europa ha scelto di finanziare nei prossimi anni, per creare posti di lavoro attraverso un maggior rispetto dell’ambiente. Azioni sociali ed economiche capaci di contrastare le diseguaglianze sociali, sempre in crescita e che la pandemia ha ulteriormente incrementato. Investimenti organizzativi e strutturali nel servizio sanitario per garantirne la sostenibilità economica e una uniforme qualità su tutti i territori anche attraverso una maggiore integrazione con la medicina territoriale, fondamentale per arginare la pandemia ancora presente. Una sanità più universalistica con qualità diffusa dei servizi. L’insieme di questi investimenti porterebbero nelle aree interne la stessa qualità dei servizi e rilancerebbe le economie di queste aree, potenziandone la commercializzazione dei prodotti locali, favorendone le specializzazioni, ma soprattutto creando le condizioni per attrarre giovani ad investire il proprio futuro in questi territori, affascinanti per le bellezze paesaggistiche e la qualità ambientale. In queste prospettive si dovrebbe poi riservare maggiore attenzione all’istruzione e alla formazione che deve poter continuare lungo l’intero percorso di vita e non fermarsi alle scuole dell’obbligo, per accrescere conoscenze e competenze sempre più necessarie per attraversare questo periodo di profonde trasformazioni; pensate solo ai processi produttivi e dei servizi sempre più digitalizzati e che richiedono competenze non sempre disponibili e, ove non presenti, farsene carico con specifici percorsi di formazione per non lasciare indietro nessuno.
Ad oggi nulla di tutto questo è stato avviato. Le indiscrezioni che trapelano non sono rassicuranti, si parla di condoni, di ponti o di tunnel, di finanziamenti a pioggia, ma nessun progetto strategico. C’è molta, troppa, leggerezza nell’affrontare la programmazione del nostro futuro, forse dovuta al periodo “lieve” che accompagna il Ferragosto. Di riforme ancora nulla, l’unica su cui siamo chiamati a esprimere il nostro parere, quella della riduzione dei parlamentari, forse la meno necessaria, per ridurre i “costi della politica” sarebbe bastato ridurre di un terzo lo stipendio, invece che ridurre di un terzo il numero dei parlamentari, impendendo così alle minoranze ed ai territori di avere la giusta rappresentanza in Parlamento. Oltre al quesito referendario a metà settembre sceglieremo anche il nuovo governo delle Marche. Sarebbe logico attendersi un confronto serrato sulle priorità, sugli investimenti da fare, sui mezzi da adottare per spendere efficacemente ed in tempi congrui i fondi su cui possiamo contare, un dibattito sul ruolo delle Marche in Italia e soprattutto in Europa. Non troverete nulla di tutto questo nel confronto elettorale delle coalizioni che si stanno presentando. L’evoluzione e l’inversione di posizioni di gruppi politici registrate prima di Ferragosto, di fatto stanno alimentando solo la composizione degli schieramenti, senza porre attenzione ai programmi. Abbiamo bisogno di idee, di un salto di qualità capace di evidenziare e ricercare conoscenze e competenze da mettere a disposizione per la risoluzione dei problemi che abbiamo di fronte.
Agosto 17, 2020 3:00 pm
by
Sauro Longhi