dal Corriere Adriatico del 3 Agosto 2020
Alla scuola va il bambino, ai suoi campi il contadino, va a bottega l’artigiano, sotto l’armi va il soldà; pronti, attenti e con piacer ognun faccia il suo dover!
Inizio con questa filastrocca dei nostri nonni che ci ripetevano ogni mattina quando non avevamo tanta voglia di andare a scuola.
Nella settimana appena trascorsa, la Giunta presieduta da Luca Ceriscioli ha messo tutti d’accordo sulla scuola, dal Centro sinistra al Centro destra, passando dal Movimento cinque stelle fino ad arrivare ai Civici, con una lodevole proposta. In vista delle prossime elezioni ha invitato i Comuni ad individuare soluzioni alternative per allestire i seggi elettorali al di fuori delle scuole, evitando, dopo tre giorni dall’inizio, d’interrompere le attività didattiche per almeno quattro giorni, senza contare l’ulteriore interruzione per il possibile ballottaggio. Una proposta molto ragionevole, visto che nella ripartenza delle scuole sarà necessario riallestire le aule per introdurre il dovuto distanziamento ed eseguire importanti opere di sanificazione. Invito che mi ero permesso di fare anch’io ai Sindaci qualche settimane fa da queste colonne: dopo l’esperienza del lockdown imposto dalla pandemia, sarà bene iniziare a pensare e a fare diversamente da prima. Ce lo siamo detto tutti che nulla doveva essere come prima, invece appena il ricordo di quello che abbiamo passato si attenua, torniamo a fare tutto esattamente come prima. Così, invece che tentare di recuperare il tempo perso nei 6 mesi di allontanamento degli studenti dalle scuole, ridando loro questi spazi di apprendimento, formazione e socializzazione insostituibili per prepararli al futuro che li attende, teniamo chiuse le scuole per ospitare i seggi elettorali.
La Giunta regionale non ha fatto una semplice invito come lo è stato il mio, ma ha stanziato 1 milione di euro per aiutare concretamente i Comuni a cercare soluzioni alternative per i seggi. Questa iniziativa ha trovato però molti Sindaci d’accordo nel dire “no”, dai comuni più grandi a quelli più piccoli, da quelli dell’entroterra a quelli lungo la costa. Che il problema non sia semplice è chiaro a tutti, ma portare come giustificazioni il numero delle porte di accesso o la ristampa dei certificati elettorali o l’assenza di spazi alternativi, sembrano banali giustificazioni per non impegnarsi. Il mio seggio è inagibile dal 2016 causa terremoto, ma io continuo a votare nella nuova sede senza nessun cambio di certificato elettorale. È anche arrivato il rifiuto ufficiale da parte dell’ANCI Marche, quindi è certo che continueremo a fare come prima.
L’invito che faccio ai Sindaci è di dedicare tempo e risorse per la riapertura delle scuole individuando ed eliminando tutte le possibili situazioni critiche. Tra queste anche la questione dei trasporti. Non dobbiamo permettere che alla ripartenza delle attività didattiche non ci siano adeguati mezzi di trasporto pubblici per portare tutti gli studenti a scuola, sia nelle città che nelle aree a più bassa densità abitativa. Si stima che nel Paese, all’apertura delle scuole vi saranno 20 milioni di persone in più che si sposteranno, facendo le dovute proporzioni, 500 mila persone in più nelle Marche che si sposteranno per le attività connesse alla scuola. I servizi di trasporto pubblici con i necessari distanziamenti e quindi riduzione dei posti saranno in grado di affrontare questo flusso di passeggeri? Rischiamo di avere scuole aperte ma senza studenti. Questo non ce lo possiamo permettere.
Abbiamo bisogno delle scuole con adeguati spazi di formazione e di socializzazione. Certo, abbiamo affrontato l’emergenza usando strumenti digitali e continuando l’attività di formazione con procedure on-line. Ma ci siamo chiesti, soprattutto nella scuola dell’obbligo, se i risultati sono stati gli stessi? e se la dispersione scolastica non sia aumentata? Perché il digitale può unire se si dispone di mezzi tecnologici e culturali adeguati, ma può anche dividere e creare barriere, pensate a chi è stato costretto ad utilizzare lo smartphone dei genitori perché in casa non dispone di un pc e di una connessione ad internet.
Questa settimana il giornale The Economist ha pubblicato i risultati di una ricerca condotta da ricercatori delle università di Harvard e Brown, secondo la quale gli alunni americani rimasti a casa a marzo, che hanno utilizzato Zearn, una piattaforma per la matematica online, hanno avuto risultati nell’apprendimento direttamente correlati ai redditi familiari, sottolineando una crescita delle diseguaglianze educative. Se prima del lockdown i risultai erano simili, a maggio si è avuto un peggioramento variabile dal 40% al 60% per gli alunni che provenivano da famiglie con redditi più bassi. In sintesi, la ricerca ha dimostrato che gli studenti più poveri ottengono risultati peggiori nei corsi online rispetto a quelli faccia a faccia. L’apprendimento on-line richiede molta più auto-determinazione e motivazione intrinsecamente più facile da trovare nelle famiglie con redditi più alti. Dobbiamo riportare tutti gli alunni in aula, non possiamo lasciare indietro nessuno. Noi, contrariamente agli Americani, abbiamo anche un obbligo costituzionale: l’Art. 34 sancisce che “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”.
Invito di nuovo i Sindaci a riflettere sulla possibilità di allestire i seggi al difuori delle scuole, possibile che anche nei piccoli comuni non si trovino spazi adeguati nei teatri, nei musei, nelle associazioni laiche o religiose, nei tanti spazi pubblici per ospitare i seggi? Sarebbe un segno, anche se pur piccolo, di attenzione verso i più giovani, quelli che tra un po’ prenderanno il nostro posto, e per farlo devono essere pronti e preparati, indipendentemente dal censo delle famiglie. Ai Sindaci ripeto la chiusura della filastrocca: pronti, attenti e con piacer ognun faccia il suo dover!
Agosto 3, 2020 3:00 pm
by
Sauro Longhi