dal Corriere Adriatico del 6 Luglio 2020
La scorsa settimana il dott. Magrini Alunno, Direttore della sede regionale della Banca d’Italia, ha presentato il rapporto annuale sull’Economia delle Marche, un’analisi che ci restituisce una fotografia della realtà regionale colpita dalla pandemia con una esplicita evidenza delle difficoltà presenti. Un peggioramento di una situazione già critica che richiederà un grosso impegno nella progettazione di politiche di sviluppo capaci di utilizzare le risorse che il Governo e la Comunità Europea stanno mettendo a disposizione per la ripartenza. Nei diversi ambiti analizzati, i dati regionali risultano quasi sempre peggiori di quelli nazionali anche per la tipologia delle produzioni non essenziali, si pensi al settore moda, alle tecnologie e agli arredi per la casa, solo per fare due esempi, che hanno subito ridimensionamenti significativi per il calo della domanda interna indotta dal Covid 19. Il mercato del lavoro, che dava segni di leggera ripresa ha subito un crollo superiore alla media nazionale, per l’elevata quota di occupati nei settori che hanno sofferto la sospensione per l’emergenza sanitaria. Il fatturato industriale ha registrato un calo considerevole e superiore alla media nazionale. Nei diversi indicatori economici analizzati nella relazione, le Marche sono sotto la media nazionale. Tranne per alcune eccezioni, come nell’agroalimentare, settore risultato strategico per il Paese durante la pandemia, assieme al sistema sanitario. Certo, sono dati ancora provvisori ma la tendenza che emerge è che perdiamo un po’ di più rispetto al Paese e questo richiederà una maggiore capacità di innovazione e di programmazione per recuperare la situazione.
Anche alla luce di questi dati, la mia preoccupazione resta sempre quella del futuro che stiamo consegnando ai più giovani e delle prospettive e certezze che lasciamo loro. Sarà il mio mestiere, di ricercatore e insegnante, sempre a contatto con i più giovani, ma questo rimane il mio principale interesse: creare per loro condizioni migliori di quelle che ho trovato. Soprattutto ora, dopo l’isolamento introdotto dalla pandemia, dobbiamo con forte determinazione pensare al futuro delle giovani generazioni. Alcuni esempi. I tanti giovani con idee e desiderosi di fondare un’impresa per creare lavoro per sé e per gli altri, in questo periodo trovano oggettivamente più difficoltà. Così come quelli che vogliono costruire il loro progetto di vita creando una famiglia. Si prevede infatti che le difficoltà economiche porteranno ad un calo demografiche nelle nascite così come era accaduto durante l’ultima guerra mondiale. Per fortuna esistono elementi incoraggianti che provengono dal terzo settore, pieno di giovani che si riuniscono in associazioni per aiutare gli altri. Non dobbiamo lasciarli soli ma creare la base per dar loro condizioni migliori, questo deve essere l’impegno costante dei meno giovani, con azioni concrete che partono dai loro bisogni e che siano capaci di valorizzare le loro potenzialità.
Voglio proporvi tre testimonianze del valore dei giovani e dell’attenzione che meritano. Il primo è il ricordo di Giulio Regeni, che ha voluto diffondere i valori della ricerca e della conoscenza utili a comprendere l’incontro tra culture diverse nel rispetto della libertà di ognuno. Un ragazzo a cui dobbiamo rispetto e soprattutto verità. Il secondo è Antonio Megalizzi, un cittadino d’Europa, che ha visto infranto il suo sogno per le barbarie dell’ignoranza. Uno di quei tanti ragazzi e ragazze che credono nell’Europa, dove trovano spazio i valori comuni di rispetto delle persone e delle differenze culturali e storiche. La terza è Greta Thunberg, che con i suoi 17 anni è la più giovane ma non per questo meno impegnata, ci sta chiedendo di rivedere i nostri obiettivi di sviluppo per dare un futuro alle giovani generazioni. La sostenibilità di ogni nostra azione in ambito economico e sociale per dare a tutti un futuro. Viviamo in un sistema chiuso, il nostro pianeta, con energia e materie prime in quantità finite, e con una popolazione in crescita che ha superato i 7 miliardi di abitanti. Dobbiamo riservare un maggior rispetto all’ambiente e a tutte le persone, senza lasciare indietro nessuno.
Sono tutte tematiche che interessano i nostri giovani. Nel loro futuro incontreranno sempre più persone in movimento verso paesi diversi da dove sono nati. Avranno sempre più bisogno di vivere in un paese aperto, come l’Europa, e capace di garantire benessere sociale ed economico. L’eliminazione delle diseguaglianze sociali è già inserita nella programmazione della Comunità Europea. La libertà di cui disponiamo è frutto del progetto di pace che l’Europa ha realizzato, un progetto che ci ha garantito 75 ani di pace, al contrario dei nostri genitori e nonni che hanno attraversato due guerre mondiali ed un olocausto. La riduzione dei cambiamenti climatici, la preservazione dell’ambiente, sono ormai evidenze per tutti anche per quell’1% della popolazione che detiene oltre il 50% percento della ricchezza mondiale.
Tutto questo può trovare spazio nell’amministrazione di una regione come le Marche? Si, perché facciamo parte dell’Europa, perché non esistono muri capaci di bloccare i flussi migratori, né ecosistemi ambientali separati dal resto del mondo. Pertanto, il governo di una regione deve pianificare le proprie azioni non dimenticando queste prospettive. I progetti per il rilancio delle nostre attività produttive, economiche, commerciali e turistiche, necessari per superare le difficoltà introdotte dalla pandemia e prima ancora dal tremendo terremoto che ha distrutto gran parte delle nostre aree interne, devono essere inseriti all’interno di queste prospettive. Problema di difficile soluzione, per cui occorrono competenze, chiare visioni, capacità di programmazione, idee e prospettive che andranno cercate e valorizzate.
Luglio 6, 2020 3:00 pm
by
Sauro Longhi