dal Corriere Adriatico del 29 Giugno 2020
Ci siamo dimenticati della Scuola? Lo dissi qualche tempo fa, ma ora la domanda è più che mai attuale. Se per la riapertura della Scuola è stato previsto solo un miliardo di euro, così si trascura il futuro del Paese che dovrebbe sempre di più investire nella Scuola. Occorrono programmi su orizzonti lunghi, da pretendere con forza a chi ha responsabilità di governo. Questo comporterà anche un nuovo patto con le famiglie. Nelle settimane del lockdown, seguendo le attività dei nostri figli, ci siamo ricordati di quando sia complesso il percorso di apprendimento e abbiamo compreso quanto articolato sia il mestiere di insegnare. Occorre creare le condizioni per un nuovo patto tra scuola, insegnati, famiglie e comunità locali, dove ognuno svolga la propria parte: le famiglie accompagnare e motivare i propri figli allo studio e le istituzioni attuare i principi costituzionali che garantiscono a tutti l’accesso ai percorsi di istruzione eliminando ove presenti difficoltà economiche e sociali. Abbiamo di fronte importanti sfide, almeno tre di queste potrebbero trovare soluzione in una scuola riformata, potenziata, posta al centro degli interessi del Paese: immigrazione, lavoro e ambiente.
Le paure che spesso l’immigrazione crea nel nostro paese, sono generate da incomprensioni e da una scarsa conoscenza delle culture, delle storie, dei percorsi delle persone che si incontrano. La paura che tutti noi abbiamo entrando in una stanza buia scompare nel momento in cui accendiamo la luce, così ora per vincere queste paure è necessario accendere la luce della conoscenza. Per rendersi conto di questo, basta entrare in una qualunque scuola o università, dove bambine e bambini, ragazzi e ragazze, vivono aule e laboratori senza problemi di nazionalità, di colore di pelle, di credo religioso. Questo ho sempre trovato nelle tante scuole e università che ho visitato nella mia recente esperienza da Rettore. Nella scuola si formano le nuove generazioni ed è qui che dobbiamo impegnarci per trovare le soluzioni ai nostri problemi. La scuola può risolvere i problemi di integrazione culturale e sociale, tutti gli studenti possono apprendere e comprendere le tante ricchezze della conoscenza sotto la guida di inseganti capaci di accompagnarli nel bellissimo percorso di crescita. Dobbiamo dar loro gli strumenti per comprendere le differenze che meritano rispetto e portano valore. Un esempio, l’Europa è un continente dove le tante differenze sono state riconosciute e valorizzate, garantendoci, per la prima volta nella storia, più di 70 anni di pace e di crescita. Nelle scuole dobbiamo portare il racconto delle storie e delle culture dell’umanità, dei valori della nostra costituzione fatta di doveri e diritti che valgono per tutti. La nostra costituzione è nata da esperienze terribili: la seconda guerra mondiale, l’olocausto, le leggi raziali che hanno impedito a tanti italiani di continuare ad andare a scuola e insegnare solo perché di origini culturali diverse. Non dimentichiamoci degli errori fatti per non commetterli di nuovo, non alziamo muri, non chiudiamo i porti, ma investiamo nella scuola per aiutarci a comprendere le differenze.
Il periodo che stiamo attraversando è sicuramente complesso, le problematiche economiche e sociali causate dalla pandemia sono chiare a tutti, un po’ meno le soluzioni. Il mondo del lavoro sta cambiando, sia perché cambiano gli obiettivi di sviluppo e sia perché sono necessarie nuove tecnologie per un più facile approccio ai mercati internazionali e una migliore organizzazione ed efficienza dei processi produttivi. Di fronte a tutto questo, per non lasciare indietro nessuno, occorre avviare percorsi di formazione sia per chi è già nel mondo del lavoro e ne rischia di uscire, sia per i più giovani che si apprestano ad entravi. L’istruzione deve accompagnare ogni individuo lungo tutto il percorso di vita e non interrompersi all’obbligo scolastico. La Scuola resta fondamentale in questo progetto, e nelle autonomie e finanziamenti previsti è necessario avviare azioni in questa direzione. Se una volta i nostri genitori ci dicevano che “se non studiavamo dovevamo andare a lavorare in fabbrica”, ora è vero il contrario, per entrare nel mondo produttivo e dei servizi occorrono conoscenze e competenze che la scuola e l’università forniscono.
Infine, la tutela dell’ambiente. Non avremo futuro se le nostre azioni continueranno a consumare il pianeta con i conseguenti cambi climatici e inquinamenti ambientali ormai sotto gli occhi di tutti. Il rispetto dell’ambiente dobbiamo insegnarlo a scuola, le politiche di sviluppo mondiale saranno sempre più orientate alla sostenibilità, le economie verdi avranno sempre più spazio, basta leggere i programmi che si è data la Comunità Europea. La scuola può far questo in tanti modi: rivedendo i contenuti dei programmi di insegnamento, avvicinandosi alle tante esperienze di valorizzazione dell’ambiente, educando al riciclo e al riuso delle materie prime, utile ed economicamente vantaggioso. Tutta l’economia circolare si basa su questo postulato. Un esempio tra tanti è ridurre la dispersione della plastica mono-uso in mare, ora anche delle mascherine e dei guanti, per evitare che finiscano nella pancia di qualche pesce. Serve ricordare tutto questo, il pianeta può essere salvato se tutti ci impegniamo a farlo. Un esempio: la mia Università ha appena installato nel campus “A. Trifogli” di Montedago una balena “in acciaio” per raccogliere al suo interno le plastiche monouso per essere riciclate, una balena per ricordaci che l’impegno di ognuno può salvare tutti.
Basterebbero solo questi tre buoni motivi per continuare a costruire scuole e assumere nuovi insegnanti!
Giugno 29, 2020 3:00 pm
by
Sauro Longhi