L’interconnessione digitale che può stravolgere la sanità


dal Corriere Adriatico del 15 Giugno 2020

Prevedere il futuro non è prerogativa solo dei maghi, ma di quanti vogliono progettare, costruire e sostenere una società sostenibile attenta ai bisogni delle persone e rispettosa dell’ambiente. Di questa categoria fanno parte tutte le persone che per ispirazione e competenza operano ed innovano nei settori produttivi e dei servizi, persone che analizzando le condizioni presenti definiscono e disegnano chiare linee di crescita, di sviluppo e di cambiamento. Oggi ne abbiamo più bisogno che nel passato per le difficili condizioni sanitarie che abbiamo affrontato e per le conseguenti ripercussioni economiche e sociali indotte dal lockdown. Dobbiamo pensare diversamente altrimenti si rischia di ricadere negli stessi errori del passato, con diseguaglianze sociali sempre maggiori e condizioni ambientali sempre peggiori a partire dai cambiamenti climatici e dall’inquinamento creati dai nostri sistemi produttivi. Nelle settimane passate, stretti dalla paura della pandemia, abbiamo sempre ripetuto che “nulla sarà come prima”, mentre oggi cerchiamo solo di poter ritornare come prima. Certo i cambiamenti richiesti non possono essere realizzati in poche settimane occorrono tempo ed investimenti adeguati, nel frattempo esistono problemi contingenti a cui bisogna dar risposte, le difficoltà economiche potrebbero rendere questo più difficile, con tante persone che rischiano di perdere il proprio reddito. Sono quindi richieste misure concrete e veloci, ma nel fare questo non dimentichiamoci delle promesse, del futuro che vorremmo migliore. 

La nostra Regione ha una forte propensione all’imprenditorialità, forse la più alta a livello europeo: un’impresa ogni 9 abitanti. Spesso piccole imprese agili nell’adattarsi ai cambiamenti ma spesso poco resilienti alle difficoltà indotte dai mercati sempre più competitivi e internazionali e alle perdite di fatturato e clienti conseguenti alla pandemia. Anche questi imprenditori saranno dei maghi capaci di immaginare un futuro per la propria impresa e i propri collaboratori, se avranno capacità di ascolto, di analisi, di progettazione e di pianificazione e gestione. Per questo occorrono conoscenze e competenze che vanno cercate nei propri collaboratori, i capitali finanziari sono importanti ma lo sono di più i capitali umani. Non smetterò mai di ripeterlo, investire nei giovani diplomati e laureati è l’unica strada percorribile per le nostre imprese. Se nel passato per essere competitivi bastava fare meglio ciò che facevano gli altri, oggi occorre avere maggiori conoscenze per fare meglio degli altri. In questa prospettiva da più di 50 anni opera l’“Istituto Adriano Olivetti di studi per la gestione dell’economia e delle aziende”, meglio conosciuto come ISTAO, un’idea sviluppata dal prof. Fuà, anche lui un mago nello sviluppo di studi economici e nel seguire le lungimiranti intuizioni di Adriano Olivetti per le responsabilità sociali dell’attività economica e dei rapporti tra industria e società. Un Istituto che ha visto la collaborazione fattiva tra imprenditori e giovani in formazione e che ha accompagnato la crescita dei nostri territori in quello che il prof. Fuà ha definito l’industrializzazione senza fratture. È un laboratorio di esperimenti innovativi, utile a formare imprenditori civilmente e culturalmente impegnati e capaci di assumersi la responsabilità di organizzare il proprio lavoro e quello degli altri.

Avremo bisogno di questa impostazione e di laboratori con le stesse caratteristiche e con gli stessi obiettivi per le sfide che abbiamo di fronte, valorizzando l’impegno civile di chi crea lavoro per sè e per gli altri, di chi rende più efficiente ed utile alla collettività il sistema pubblico dei servizi. Alcuni esempi. Esiste la necessità di rafforzare e migliorare il sistema sanitario pubblico con una maggiore integrazione tra sistemi ospedalieri e medicina del territorio attraverso un grande sforzo organizzativo e gestionale e un investimento in infrastrutture non solo ospedaliere ma soprattutto di interconnessione digitale tra le diverse componenti territoriali. Si potrebbe creare un primo laboratorio su questi obiettivi per raccogliere ed analizzare i dati e da questi operare le scelte conseguenti sia sul piano sanitario che su quello organizzativo ed economico, evitando decisioni improvvisate con sprechi di risorse come gli ospedali in fiera.    

Le aree interne soprattutto quelle colpite dal terremoto hanno bisogno di nuove prospettive economiche ad alto valore aggiunto, rispettose dell’ambiente e compatibili con i vincoli delle aree a bassa densità abitativa. Un laboratorio per formare imprenditori capaci di cogliere le opportunità offerte dalle strategie di smart cities and communities che nella nostra Regione, per la tipologia dei nostri centri abitati, tanti, piccoli e diffusi, potrebbero coniugarsi in strategie di smart lands, capaci di valorizzare le economie tradizionali dei luoghi e integrarle con nuove. Esistono già tanti esempi che andrebbero sviluppati in una strategia. La Green Economy si attua con azioni concrete di questo tipo, capaci di creare nuova occupazione con l’uso attento delle nuove tecnologie e maggiore rispetto dell’ambiente. I fondi che l’Europa ci mette a disposizione vanno ad incentivare queste scelte, così come gli stati generali dell’economia avviati dal Governo in questi giorni.

Gli obiettivi per il nostro futuro sono chiari e inequivocabili, basta leggere i 17 punti definiti dall’ONU per lo sviluppo sostenibile del pianeta. Non possono esistere altri percorsi e quindi, anche per definire gli obiettivi di una regione come le Marche, è bene riferirsi a questi, trovandone le giuste attuazioni. Essere maghi per prevedere e costruire il futuro non è facile ma possibile, basta aver le idee chiare e dotarsi di strumenti per decifrare la complessità dei problemi e trovarne le soluzioni con rigore e onestà.   


Giugno 15, 2020 3:00 pm
by Sauro Longhi