Accelerare sul post sisma la chiave delle reti digitali


dal Corriere Adriatico dell’ 8 Giugno 2020

Prendo spunto dal recente discorso del Governatore Ignazio Visco in occasione della presentazione della relazione annuale della Banca d’Italia, non tanto per commentare i dati economici presentati, ma per delineare le prospettive del prossimo futuro e quindi le scelte politiche di chi si candida a governare territori importanti come quelli delle Marche, regione unica per specializzazioni economiche e sociali da valorizzare e incentivare. L’invito che ci propone, citando l’economista Keynes, è di pensare ad un rilancio economico capace di ridurre le diseguaglianze. Le diseguaglianze sono tante e tanto diverse tra loro, e spesso nascono da diseguaglianze economiche. Nel ripartire ridefinendo le nostre azioni per condividere e distribuire ricchezza e benessere, dovremmo non lasciare indietro nessuno. Come farlo? Semplicemente mettendo al centro delle nostre scelte le persone. Dobbiamo trovare ispirazione dalla nostra cultura e dalla nostra storia: molti di noi discendono da famiglie contadine, operaie o artigiane, abbiamo sempre saputo affrontare le complessità e le difficoltà con dignità cercando di migliorare le condizioni di vita proprie e degli altri. Dobbiamo continuare, utilizzando quanto abbiamo imparato, innovando su prodotti e servizi, valorizzando quanto la conoscenza e la ricerca ci mettono a disposizione. Dobbiamo cambiar passo proponendo obiettivi che non possono trovare realizzazione in una stagione ma che richiedono investimenti e programmazione su orizzonti lunghi. Se il nostro scopo rimane quello di dare alle nuove generazioni condizioni di vita migliori delle nostre, su questo ci dobbiamo impegnare, perché se ogni genitore fa questo per i propri figli, chi governa un territorio lo deve fare per tutti i suoi abitanti senza lasciare indietro nessuno. 

Il disagio sociale, soprattutto giovanile, nella nostra Regione va affrontato e rimosso. Nella ripartenza dopo la pandemia, chi troverà più difficoltà saranno i lavoratori stagionali o a tempo determinato, e le partite iva, quasi sempre con le minori protezioni sociali e spesso unica opportunità che offriamo ai più giovani, ai nostri diplomati e laureati che decidono di non partire. Ai più giovani dobbiamo offrire prospettive adeguate per i loro sogni e le loro aspirazioni, altrimenti le cercheranno altrove impoverendo i nostri territori e la nostra società. Un giovane diplomato, una giovane laureata anche se privi di esperienza hanno conoscenze e competenze acquisite nei percorsi di studio, sono gli unici che possono portare nelle nostre aziende innovazione dirompente e abilità nell’usare le nuove tecnologie e migliorare qualità e produttività.

D’altro lato la nostra società sta invecchiando, con una percentuale crescente di persone che avranno sempre più bisogno di aiuto per affrontare le inevitabili fragilità motorie e cognitive. Tra le diverse azioni da pianificare in campo sanitario e assistenziale si dovrebbero incentivare le reti del Terzo Settore per attivare rapporti di collaborazione con i giovani come beneficiari, per attività indirizzate all’inclusione sociale delle persone anziane. La fragilità non è solo degli anziani, nella ripartenza non dobbiamo dimenticare nessuno, comprese le persone con disabilità e le loro famiglie, potenziando i servizi educativi e assistenziali, ognuno nella sua diversità deve poter avere accesso a tutti i servizi con la medesima qualità. Questi servizi non sono costi aggiuntivi per la società ma misure che riducono le diseguaglianze e di fatto creano valore anche economico e nuovi posti di lavoro. 

Queste misure devono entrare in un “nuovo patto sociale”, un rapporto tra governo, imprese, economia, istituzioni e società civile, da realizzare nelle azioni di ripresa economica che stiamo avviando nei diversi ambiti produttivi e dei servizi. Ad esempio, promuovendo l’istruzione e la formazione dei più giovani. Ogni componente deve fare la sua parte: lo Stato investire risorse nella scuola non solo per la riapertura in sicurezza ma per migliorane i contenuti e gli obiettivi, le famiglie devono comprendere l’importanza dello studio e dell’istruzione dei propri figli ed accompagnare questa trasformazione. La formazione non si deve concludere con la scuola dell’obbligo o con l’università, ma deve costantemente accompagnare il percorso di crescita di ogni persona. Un paese per svilupparsi e migliorare non ha bisogno dei soli capitali economici ma soprattutto di un ricco capitale umano, cioè di giovani preparati a comprendere e vivere i cambiamenti presenti nella nostra società. 

Le trasformazioni nel mondo del lavoro spesso sono accompagnate da profondi cambiamenti tecnologici e organizzativi, possiamo tramutare queste sfide in opportunità di occupazione e di sviluppo per le Marche: si dovranno prevedere azioni di formazione e accompagnamento, sempre con l’obiettivo di non lasciare indietro nessuno. Nella Regione abbiamo la necessità di sostenere politiche attive per lo sviluppo delle aree interne, soprattutto di quelle colpite dal sisma, con azioni più incisive di ricostruzione e rilancio economico, con l’obiettivo di attirare giovani fornendo servizi di qualità e politiche attive per incentivare attività economiche di rispetto e valorizzazione di questi territori. Due azioni sono fondamentali. Imporre con forza e determinazione l’accelerazione dei tempi della ricostruzione, rimuovendo gli ostacoli di natura prevalentemente burocratica attraverso una semplificazione delle procedure amministrative che ne stanno rallentando e pregiudicando l’esito. Investire in infrastrutture digitali sostenibili con l’ambiente con una rete fissa a banda larga in fibra ottica in grado di raggiungere ogni famiglia e ogni impresa, per incrementare qualità dei servizi e sostenibilità produttività di questi luoghi. Anche in questo caso aree a bassa intensità abitativa ma ad alta qualità ambientale diventano aree competitive con lavoro e servizi supportati dalla rete digitale. Bisogna investire sui giovani, sempre!


Giugno 8, 2020 3:00 pm
by Sauro Longhi