dal Corriere Adriatico del 18 Maggio 2020
Ci siamo dimenticati della Scuola? Presi dall’emergenza sanitaria prima e ora da quella economica, stiamo forse riservando poca attenzione al percorso educativo dei più giovani, i cittadini del futuro. Ogni società deve porre la scuola al centro dei propri interessi, al pari della salute. E’ l’unico strumento per abbattere differenze sociali ed economiche, per dare ai figli migliori occasioni di quelle che sono state concesse ai genitori. L’istruzione come ascensore sociale non deve essere un sogno, ma un diritto concreto, come sancito dalla nostra Costituzione: “La scuola è aperta a tutti … I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. In questa pandemia le scuole sono state giustamente chiuse, cancellando così quei luoghi di incontro capaci di abbattere differenze e diseguaglianze, dove il disagio sociale viene attenuato, le differenze culturali ridotte e le diseguaglianze economiche limitate. Ma senza questi luoghi tutta questa ricchezza si perde.
In pochi giorni dall’inizio dell’epidemia tutte le scuole di ogni ordine e grado hanno ripreso le attività educative utilizzando la tecnologia digitale per riunire gli alunni in aule virtuali e continuare il percorso. E qui le differenze piuttosto che ridursi forse sono aumentate. Non tutte le famiglie, dispongono di sistemi digitali di comunicazione, e se disponibili magari non sufficienti per tutti i figli contemporaneamente, così come spazi fisici adeguati in casa per partecipare alle lezioni. Il “digital divide” si è mostrato in tutte le sue forme, gli strumenti digitali possono dividerci quando non sappiamo utilizzarli o disponiamo di una scarsa tecnologia. Accanto agli insegnanti, soprattutto per i più piccoli delle scuole primarie, i genitori hanno avuto un ruolo fondamentale, senza di loro il percorso educativo si sarebbe interrotto, hanno appreso la complessità e condiviso le metodologie con gli insegnanti. Ora nella ripartenza con tanti genitori che tornano al lavoro si pone il problema di chi aiuterà i più piccoli, certo potranno contare su un nuovo congedo parzialmente retribuito, sui bonus baby sitting, sui nonni, ma non sarà semplice. La scuola sta per finire, ma il problema forse si ripresenterà a settembre. Sono previsti 16 mila nuovi insegnanti ed una commissione coordinata dal collega Patrizio Bianchi, per riaprire in sicurezza le scuole. Tutti segnali che fanno sperare in un ritorno a quei luoghi. Ma una cosa è certa: avremo bisogno di più spazi, le strutture scolastiche andranno ammodernate, ma l’estate non sarà sufficiente, anche con le misure di semplificazioni previste per l’edilizia scolastica.
Il contributo più importante dovrà venire dagli insegnanti, il centro di ogni progetto educativo. Con l’esperienza acquisita in così poco tempo, potranno migliorare la condivisione dei percorsi educativi su piattaforme digitali, rivedendone la forma e adattando i contenuti, riformulando le attività in aula per svolgere compiti, attività di gruppo, di interazione tra alunni e insegnanti, e ridurre, dove esistono, differenze e diseguaglianze. Ho sempre ritenuto che insegnare sia un’arte che richiede tanto rispetto e comprensione per gli allievi, soprattutto per i più fragili. Insegnare è una continua ricerca per seguire i cambiamenti ma anche per interpretare i bisogni dei propri allievi curiosi di scoprire e vivere il proprio tempo. Ora agli insegnanti è richiesto uno sforzo innovativo senza precedenti, nelle autonomie concesse alle scuole potranno ripensare sia alle modalità che ai contenuti, in relazione all’età e alle abilità dei propri allievi, e prevedere per le attività altri spazi oltre alle aule. Modalità che possono essere estese anche nelle aree con basse densità abitative, senza la necessità di concentrarsi in plessi, ma lasciando gli alunni nelle scuole delle aree di residenza. Se artisti vogliamo essere, questo dobbiamo fare, per gradi certo, ma sono cambiamenti necessari per una società che sta evolvendo. Il mondo del lavoro sta cambiando, occorre preparare le nuove generazioni a queste trasformazioni, portando all’interno della scuola le tante esperienze che stanno crescendo nella società. Solo come esempi: una maggiore attenzione al rispetto dell’ambiente, alla riduzione delle cause di inquinamento, alla valorizzazione delle differenze non solo quelle biologiche ma anche quelle culturali. Il futuro sarà sempre più un incontro tra culture, scambio di esperienze e condivisione di conoscenze. Trasformiamo questa emergenza in una opportunità per migliorare i nostri percorsi educativi.
In tutto questo vi sarà bisogno di più spazi. Non è pensabile lasciare, soprattutto i più piccoli, ancora a casa. Su questo, le amministrazioni locali dovranno dare il loro contributo, mettendo a disposizione luoghi che già esistono: teatri, biblioteche, musei, dove integrare le attività educative con un sufficiente distanziamento ed una necessaria sicurezza. Lo spazio esterno alla scuola sarà utile per arricchire i contenuti. Solo ad esempio: le lezioni di storia nei musei cittadini o nei parchi archeologici, arte in teatro, matematica nella sala del consiglio comunale. Facile per una piccola città, più difficile in una grande. Ma le Marche sono tanti piccoli comuni dove tutto questo può essere sperimentato. Gli studenti avranno tutto da guadagnarci, acquisiranno capacità, competenze, conoscenze che permetterà loro di costruire un futuro migliore del presente che conoscono. Nelle Marche possiamo farlo!
Maggio 18, 2020 3:00 pm
by
Sauro Longhi