dal Corriere Adriatico dell’ 11 Maggio 2020
3T per indicare una strategia: testare, tracciare e trattare. Monitoraggio continuo per individuare il prima possibile i casi positivi e isolarli. Una strategia per convivere con il virus ed evitare un’ondata di ritorno. Queste sono le raccomandazioni dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) per riprendere le attività economiche e sociali con la dovuta sicurezza. Molti imprenditori, anche nella nostra Regione, iniziano a proporre per i propri dipendenti test sierologici, semplici ed utili per uno screening ampio, ma da soli non sufficienti, in alcuni casi i tamponi sono necessari. E qui iniziano i problemi, non si riescono a fare i tamponi per completare la diagnosi. Perché? Problemi di attrezzature, di reagenti, di strutture sanitarie che non riescono a rispondere alle richieste. Anche in questo, e non solo per gli Ospedali in Fiera, le Marche sono identiche alla Lombardia: entrambe le regioni 99 tamponi ogni 100.000 abitanti (dati aggiornati al 6 Maggio), con un ulteriore calo negli ultimi giorni. Molte altre regioni hanno percentuali molto più alte, forse per una maggiore pianificazione delle risorse e per una più lungimirante politica sanitaria? L’investimento da fare per rispondere a queste richieste sarebbe molto semplice: disporre del necessario reagente, acquistare la strumentazione per rendere affidabile e veloce il test e incentivare la produzione locale di apparati sviluppati in open source. Certo sarà necessario anche un incremento del personale competente ma per questo abbiamo tanti giovani preparati e pronti ad entrare in queste strutture. Nulla si è fatto. Per tracciare il contagio bisogna prima di tutto testare, se questo non viene fatto come sarà possibile tracciare e curare? Nella Fase 2 tutto questo è di fondamentale importanza, le attività economiche devono riprendere in sicurezza, nel rispetto delle distanze e con l’uso di dispositivi di protezione individuali e integrate con diagnosi veloci di possibili contagi. Diversi imprenditori lungimiranti vogliono percorrere questa strada per garantire maggiore sicurezza ai propri dipendenti, ma per far questo occorre dar loro strumenti di diagnosi veloci ed affidabili, evitando che questa necessità trovi risposta fuori dal servizio sanitario nazionale con il rischio di possibili speculazioni. In Toscana anche i medici di famiglia e i pediatri potranno prescrivere i test sierologici.
Altro problema aperto è il tracciamento, attualmente manuale, chiedendo al paziente contagiato le persone incontrate. Ora si vorrebbe rendere più efficace il tracciamento attraverso la app “Immuni” da installare nel cellulare. Una soluzione tecnologicamente adeguata e capace di garantire la necessaria privacy (grazie all’accordo tra Apple e Google) ma dipendente dal senso civico di tutti. Uscirà a fine mese, già in ritardo rispetto alla ripresa delle attività e poi dovrà essere utilizzata dal 70% della popolazione, per permetterci di muoverci più liberamente. Percentuale difficile da raggiungere, se pensate che l’app più diffusa, Whatapp, è usata dal solo 50% della popolazione, inoltre non tutti hanno un cellulare su cui installare questa nuova app. Ma questo non deve giustificare il fatto che i tamponi non vengano fatti! Rispetto al primo periodo, ormai i sintomi del Covid-19 sono molteplici e riconoscibili, a volte la diagnosi può essere solo sintomatologica, ma la pericolosità e la facilità di contagio dovrebbe permettere a più persone possibili di sottoporsi al tampone quando esistono ragionevoli condizioni di essere stati esposti anche ad un solo probabile contagio.
Per fortuna le settimane trascorse hanno permesso una significativa sperimentazione medica, il Covid-19 può essere curato se diagnosticato in tempo con terapie che nella maggior parte dei casi non richiedono neanche l’ospedalizzazione del paziente. Si è imparato a curare al primo insorgere di alcuni sintomi ormai facilmente riconoscibili, riducendo di fatto il ricovero in terapia intensiva. Per trattare i pazienti la medicina territoriale dovrà essere rafforzata con un coordinamento stretto e stabile fra le unità territoriali e i centri di cura, al pari di un maggiore impegno nelle attività di screening sul territorio. Vorrei riportare l’esperienza di un medico di famiglia, il dott. Riccardo Munda che con mille pazienti in provincia di Bergamo non ha avuto decessi e ricoveri, semplicemente applicando con impegno e competenza una medicina di base efficace, calibrando i farmaci in base alle diverse situazioni e continuando a visitare i propri pazienti. Di questi esempi ne esistono tantissimi. Non basta rafforzare i centri di terapia intensiva, ma occorre soprattutto investire su tutto quello che evita di finirci. Come ho sempre ribadito, occorre basare le scelte sulla ricerca scientifica e su quanto le sperimentazioni delle diverse terapie ci mostrano. Se ora l’evidenza scientifica ci porta a individuare nuovi percorsi terapeutici è bene seguirli. L’intelligenza, ma anche il buon senso dovrebbero portare a questo. Poi esistono esperienze in regioni confinanti che hanno intrapreso la strada delle 3T con determinazione e intelligenza. Perché non copiare da quelli che fanno meglio? Almeno a scuola così facevamo tutti, si cercava di copiare dal più bravo, da quello che aveva dimostrato di saperci fare, che a fine anno sarebbe stato promosso. Dobbiamo seguire quanto l’OMS ci ha suggerito, testare, tracciare e trattare, ogni altra soluzione oltre che essere poco efficace, porta anche ad uno spreco di risorse economiche e sociali.
Maggio 11, 2020 3:00 pm
by
Sauro Longhi