dal Corriere Adriatico del 4 Maggio 2020
Oggi inizia la fase 2, inizia la nostra convivenza con il CoronaVirus. Dobbiamo affrontare questa fase con ragionevolezza. Le attività economiche produttive e il lavoro devono riprendere ma con tutte le attenzioni per contenere il contagio: rispetto delle distanze e uso di dispositivi di protezione individuali. Ragionevolezza vuol dire riprendere con gradualità per capire come convivere con il virus. Non abbiamo rilievi sperimentali oggettivi che ci possono aiutare in questo momento. Alcuni Paesi volevano evitare questo passaggio intermedio, saltando direttamente all’”immunità di gregge”: libera diffusione dell’epidemia aspettando che ciascuno crei gli anticorpi. Hanno rivisto le proprie scelte, perché non vi è certezza scientifica sulla possibilità di creare anticorpi capaci di proteggerci nel tempo da un altro contagio. L’evidenza scientifica basata sulla ricerca è quella che ho sempre indicato come unica via per pianificare il futuro con determinazione e consapevolezza.
Pianificare sarà ancora più necessario per la sanità. Nell’emergenza che stiamo per lasciare, abbiamo pagato per la scarsa programmazione degli anni precedenti, con insufficienti investimenti nella medicina territoriale, con una cattiva allocazione delle risorse e una disarticolazione degli interventi di emergenza. Grande lode va agli operatori sanitari, che nonostante le enormi difficoltà originate dal contagio, hanno affrontato questo momento complicato con grande spirito di abnegazione, dimostrando ancora una volta le indiscutibili qualità civiche ed umane oltre che professionali. Abbiamo il dovere, oggi, di ragionare ed interrogarci su quali misure prendere per far si che il domani sia più sicuro, più facile e più controllabile. Importanza primaria rivestirà il ruolo della medicina territoriale che andrà rafforzata, implementando un sistema di coordinamento stabile fra le unità territoriali e i centri di cura al pari di un maggiore impegno nelle attività di screening sul territorio. Anche qui, bisognerà basarsi sull’evidenza scientifica, sulle Università e sulle strutture ospedaliere della Regione, sulle tante competenze che esistono nel territorio. Competenze che in queste settimane hanno evidenziato errori che si dovevano scongiurare, come l’”Ospedale in Fiera”. Le scelte devono sempre fondarsi sulla conoscenza.
Le evidenze che la ricerca ci fornisce devono essere le basi per ogni scelta, non solo in campo sanitario, ma anche in quello ambientale e sociale. Se non ora quando? Quante volte abbiamo discusso dei cambiamenti climatici che la scienza ci ha sempre evidenziato. Quanto abbiamo fatto per ridurli? Lo sfruttamento delle risorse del pianeta senza nessun rispetto per l’ambiente, l’inquinamento che ne è seguito, la cancellazione delle biodiversità, aspetti che forse hanno favorito la diffusione del virus. Quanto siamo disposti ad investire perché questo non accada più? Certo ora dobbiamo affrontare l’emergenza economica provocata dalla pandemia prima che diventi un’emergenza sociale. Ma non dimentichiamoci di tutto questo nelle azioni che stiamo intraprendendo. La fase 2 servirà per capire come convivere con il virus sempre attraverso il rigore scientifico basato su misure in tempo reale dei contagi. Come esperto di automazione vi dico che per controllare, occorre prima misurare in modo accurato e poi applicare l’azione di governo, la scelta, con una retroazione di guadagno adeguato, se troppo alto: scelte affrettate, si rischia l’instabilità e quindi la perdita del controllo, se troppo basso, le scelte sono inutili. Purtroppo, non ci sono esperienze significative da cui prendere esempio, quindi la parola ancora da utilizzare è responsabilità. Forse ci sarà utile l’APP che sarà resa disponibile a giorni e ancora più sicura grazie all’accordo tra Apple e Google.
Se abbiamo sempre detto che nulla sarà come prima bisognerà rivedere molti dei nostri modelli nei settori del commercio, della produzione, dei servizi alle persone, del turismo. È tempo di pianificare queste azioni chiedendo il contributo di esperti, di chi da anni sviluppa ricerca in questi ambiti. Abbiamo bisogno di scelte coraggiose e innovative. Un esempio. Le attività economiche legate alla cultura sono importanti per il Paese e la Regione, con la “cultura si mangia”. Non dobbiamo fermarle, così come non abbiamo chiuso l’istruzione, ne va del nostro futuro. Potremo aprire i musei in sicurezza, ma per le attività che hanno bisogno di teatri e di piazze bisognerà aspettare. La cultura deve poter continuare ad esprimersi, a trasferirsi, a contaminare (culturalmente) le persone, in attesa di tempi migliori possiamo sperimentare nuovi spazi, veicolando su sistemi digitali interattivi le manifestazioni culturali, che saranno differenti ma ugualmente ricche, partecipate, con un maggior coinvolgimento attivo dello spettatore. Certo occorrono infrastrutture, è tempo di pianificare per poi realizzarle, ribadisco ancora una volta la necessità di una connettività digitale in tutta la Regione, un’infrastruttura sostenibile dal punto di vista ambientale e utile allo sviluppo di servizi di qualità in tutti i settori, dal turistico al sanitario a quello culturale. Occorre una vera politica di sviluppo su direzioni che abbiano un futuro. Un progetto che renda le nostre imprese, i nostri territori, i nostri servizi veramente sostenibili da un punto di vista ambientale, sociale ed economico. Se non ora quando?
Maggio 4, 2020 11:00 pm
by
Sauro Longhi