Quella strategia di Paese che deve nascere adesso


dal Corriere Adriatico del 30 Marzo 2020

Non dimentichiamo. Ieri era l’anniversario della scomparsa del dott. Carlo Urbani, un medico che ha perso la vita per sconfiggere la SARS, la prima epidemia che incontrò la mia generazione. Oggi nella guerra contro il Coronavirus tanti altri Medici e Sanitari hanno perso la vita perché anche loro contagiati durante l’assistenza ai propri pazienti. Non dimentichiamo il loro impegno, il loro valore, non sono eroi, ma persone che hanno scelto una professione per porsi al servizio di chi ha bisogno. Non dimentichiamo tutto questo una volta terminata l’urgenza. Non dimentichiamo i 300 medici volontari della scorsa settimana, a fronte di oltre 7 mila disponibilità, e i 500 infermieri di questa settimana, quasi 10 mila disponibilità presentate, disposti a mettersi volontariamente a disposizione delle strutture che gestiscono le emergenze. Non dimentichiamo di ringraziarli per quello che fanno, senza di loro saremo “persi”, senza la loro preparazione, le loro competenze, il loro porsi al servizio non saremo in grado di fronteggiare questa pandemia che resterà nella storia del genere umano. Posso anche testimoniare dei tanti studenti di medicina appena laureati e dei tanti specializzandi pronti a dare la propria disponibilità per entrare nelle strutture che gestiscono l’emergenza. Così dei tanti Medici di altre specializzazioni disposti ad aiutare i colleghi di malattie infettive e di rianimazione in prima fila contro il Covid-19. Ce la faremo grazie a loro!

La guerra contro il Coronavirus si sta combattendo anche su altri fronti e con altri mezzi. La scorsa settimana le comunità scientifiche mondiali, oltre a quelle mediche, hanno aperto reti di collaborazioni, messo a disposizioni dati, resi pubblici risultati scientifici, innescato un moto virtuoso e solidale mai visto in precedenza. Anche noi di Automatica, un settore apparentemente lontano, abbiamo avviato programmi di collaborazione scientifica internazionale per sviluppare strumenti di intelligenza artificiale capaci di interpretare i dati a supporto delle decisioni per gestire l’urgenza. Dobbiamo dar più valore alla ricerca e alla sperimentazione scientifica necessaria per produrre vaccini, fondata su evidenza e riscontro scientifico. Oggi più di ieri la ricerca scientifica ci aiuterà a trovare le soluzioni. Sono sicuramente necessari gli investimenti per contrastare l’epidemia e per alleviare il disagio economico che ne deriva, ma non dimentichiamoci di investire nella ricerca, sarà l’investimento che produrrà maggiori risultati. Questo è vero in molteplici aspetti della società ma ancora di più nell’area medica e umana. Il mondo scientifico non si è sottratto a questa sfida e anche in campo nazionale sono partite molteplici iniziative: Il Ministero dell’Innovazione assieme ad altri Ministeri ha emanato il bando di “Innova per l’Italia”, per la tecnologia, la ricerca e l’innovazione contro l’emergenza Covid-19 aperto a tutte le aziende, università, enti e centri di ricerca pubblici e privati, associazioni, cooperative, consorzi, fondazioni e istituzioni; il Bando Straordinario ARTES 4.0 in risposta all’emergenza Covid-19 per finanziare progetti di Ricerca Industriale e Sviluppo Sperimentale che sfruttino le tecnologie 4.0 utili a fronteggiare la pandemia; dello stesso interesse Bandi Emergenza Covid-19 finanziati dalla Regione Liguria. Solo per fare alcuni esempi.

E’ tempo di pensare al futuro, per uscire da questa emergenza sanitarie ed economica. Da una parte rafforzare le strutture sanitarie in termini di persone e strumentazione. Si dovrà investire sulle persone, pianificando piuttosto che improvvisando, come invece ci troviamo ad osservare in questi giorni anche nella nostra Regione. Dall’altra, sul lato sociale, giusti gli interventi per sostenere chi non ha più lavoro, anche qui pianificando. Adeguati gli strumenti di cassa integrazione per i tanti lavoratori costretti al fermo produttivo o delle attività. Perché non riservare parte di queste risorse a percorsi di formazioni per preparare le persone al salto tecnologico della digitalizzazione che sarà fondamentale nella ripresa alla fine dell’epidemia? Si potrebbero utilizzare gli stessi strumenti digitali che utilizziamo queste settimane all’Università per insegnare ai nostri studenti. Perché non impiegare questo tempo per accelerare i progetti di Impresa 4.0 già avviati? I processi manifatturieri, soprattutto quelli di piccole dimensioni, devono digitalizzarsi, altrimenti scompariranno anche senza epidemia, così come nei servizi, nel turismo e nel commercio. Difficile no, complesso da organizzare si, ma ne va del nostro futuro, dobbiamo guadagnare in competizione e non lasciare indietro nessuno. 

E’ tempo di definire una “strategia di Paese”. Negli anni 90 abbiamo smesso di considerare le telecomunicazioni come un asse strategico per il Paese ed abbiamo venduto e quindi smembrato tutte le nostre imprese del settore, unico paese in Europa ad averlo fatto e oggi ne paghiamo le conseguenze, eravamo uno dei paesi più sviluppati. Adesso le “mascherine”, siamo l’unico paese d’Europa che non le produce più e non ha più laboratori per le certificazioni. Solo per citare due esempi in cui le strategie politiche del Paese sono state assenti. Vogliamo ancora continuare così? Nelle settimane scorse da queste colonne ho individuato una serie di azioni per le politiche economiche di sviluppo della Regione e del Paese, che vanno dalle infrastrutture più sostenibili all’equità sociale. Noi abbiamo bisogno di una politica economica che punti al benessere delle persone e non al semplice e immediato consenso elettorale. Se continuiamo come nel recente passato, avremo futuro?


Marzo 30, 2020 11:00 pm
by Sauro Longhi