dal Corriere Adriatico del 16 Marzo 2020
#iorestoacasa, come tanti (tutti) in questi giorni, e ho così ripreso vecchie abitudini e attività lasciate indietro per mancanza di tempo e nel frattempo lavoro “a distanza”. Ho la fortuna di insegnare e nonostante le difficoltà di non condividere lo stesso spazio con le mie studentesse e i miei studenti, in queste prime due settimane ho avviato un nuovo corso per ingegneri edili. Certo non posso vedere sempre i loro visi mentre introduco nuovi concetti, ma posso trasmettere loro idee, nozioni e passioni: la passione nello studio di cose nuove ed utili per il loro futuro. Tutto ciò è stato reso possibile grazie alla diffusione della connettività digitale, ancora da migliorare in molte parti del Paese, e alla disponibilità di piattaforme software che il nostro Ateneo, sotto la mia guida, ha acquistato alcuni anni fa, investendo su strumenti innovativi per sperimentare nuovi metodi d’insegnamento a integrazione dei metodi classici in presenza. Occorre prevedere e investire in anticipo per gestire situazioni complesse. Grazie a questa lungimiranza, oggi la totalità dei corsi è impartita su piattaforme digitali attraverso lo streaming diretto delle lezioni, con interazione da parte degli studenti. Superata questa emergenza, nulla sarà come prima. Sicuramente l’esperienza che avremo acquisito ci permetterà di proporre nuovi metodi di apprendimento, come la creazione di corsi di laurea puramente in streaming per studenti lavoratori. Il telelavoro trova applicazione in molteplici altri contesti sia amministrativi che dei servizi. Anche il Parlamento Italiano utilizzerà questi strumenti nei prossimi giorni. Sarà per molti un nuovo modo di lavorare, forse più produttivo, ma sicuramente più comodo, meno costoso, più rispettoso dell’ambiente e capace di contrastare i cambiamenti climatici. Nella vicina Svizzera alcune sperimentazioni vanno in questa direzione, le aziende riconoscono il tempo impiegato per il viaggio casa-lavoro con mezzi pubblici, come tempo lavorativo; tutti noi quando ci troviamo in viaggio consultiamo la posta elettronica, prepariamo una bozza di lettera, rivediamo gli appunti; di fatto impieghiamo il tempo del viaggio per lavorare. Tutto questo rafforzerà le trasformazioni in atto nel mondo del lavoro grazie alle tecnologie digitali, si pensi al progetto di Impresa 4.0 in cui tutte queste esperienze di telelavoro incrementeranno le transizioni a nuove forme lavorative che dovranno essere a vantaggio dei lavoratori e più in generale della società. Nessuno dovrà essere lasciato indietro in questa trasformazione, pertanto si dovranno sviluppare percorsi di formazione per tutti quei lavoratori che non sanno utilizzare le tecnologie digitali.
#andratuttobene, grazie al nostro sistema sanitario nazionale, alle tante persone che da settimane, notte e giorno assistono migliaia di pazienti, con impegno, competenza e professionalità. Negli ultimi anni è stato inteso il servizio sanitario come un costo da ridurre e tagliare non garantendo spesso una qualità di servizi uniforme nei diversi territori. Un servizio sanitario, sempre più inteso come sistema regionale piuttosto che nazionale, con incapacità di adattare le prescrizioni ministeriali ai diversi territori, soprattutto quelli interni. Riducendo ad esempio le divisioni e le cliniche di malattie infettive e di virologia e le strutture ad alta intensità di cura, ora tornate improvvisamente di primissimo interesse perché sono le uniche difese contro questa epidemia senza precedenti. Superata questa emergenza, nulla sarà come prima. Sicuramente aumenterà il coordinamento tra le diverse regioni ma soprattutto si tonerà a una sanità più coordinata a livello governativo, per garantire qualità e costi identici su tutto il territorio nazionale. In controtendenza a quanto proponevano alcune regioni, comprese le Marche, con un’autonomia differenziata, con ridotte azioni di solidarietà verso le regioni del paese con meno ricchezza pro-capite. Dovranno tornare gli investimenti in personale e in attrezzature. Lo Stato riprenderà il suo impegno per rispettare il dettato costituzionale dell’art. 32, che impone di “tutelare la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e di garantire cure gratuite agli indigenti”. Un principio di universalità della cura, che molti ci invidiamo: dal Presidente della Repubblica fino all’ultimo immigrato arrivato sulle nostre coste, il servizio sanitario nazionale deve garantire la stessa qualità di cura. Il Servizio Sanitario Nazionale istituito nel lontano 1978, pur nella salvaguardia delle impostazioni sui principi, richiederà un ripensamento di alcune sue componenti per adattarle ai cambiamenti della società, ma dovrà riprenderne la gestione anche per coordinare al meglio tutte quelle situazioni che le singole regioni non riescono a gestire, come evidenziato dall’epidemia in corso. Un altro esempio: l’interscambio di dati clinici fondamentali nella moderna medicina supportata anche dall’intelligenza artificiale, ogni regione ha il suo sistema, abbiamo venti sistemi diversi, difficili da integrare. Non tutte le cartelle cliniche elettroniche garantiscono l’interoperabilità, quindi la portabilità dei dati clinici e sanitari da una regione all’altra non è sempre agevole. Sicuramente dopo questa esperienza, si dovrà arrivare a un unico sistema di catalogazione e gestione. Pensate all’utilità di avere i dati on line per un paziente proveniente da un’altra regione e da ricoverare in cura intensiva per il virus Covid-19. E ricordate … superata questa emergenza #nullasaracomeprima .
Marzo 16, 2020 11:00 pm
by
Sauro Longhi