dal Corriere Adriatico del 10 Febbraio 2020
Dalla prima scossa di terremoto nel centro Italia il 24 agosto 2016 sono passati 1265 giorni e la ricostruzione, quella vera capace di riportare le persone nei luoghi dove hanno sempre abitato, deve ancora ripartire. Un evento che nelle Marche per vastità e intensità forse non ha avuto precedenti. A Wuhan in Cina in 10 giorni (240 ore) hanno costruito un ospedale per duemila persone. E’ una struttura provvisoria che verrà demolita una volta superata l’emergenza Coronavirus, ma rappresenta un esempio di determinazione e capacità nel risolvere i problemi. Anche noi insieme alla Protezione Civile, nella prima emergenza, nel soccorrere i feriti, nell’alloggiare i senza tetto abbiamo saputo dare risposte degne di un paese sviluppato, la solidarietà, l’efficienza organizzativa, le competenze, hanno prodotto risultati che conosciamo tutti.
Nella ricostruzione ci siamo persi! Con la condivisa necessità di evitare fenomeni corruttivi di male affare, per regolamentare le opere di ricostruzione si è sviluppata una struttura normativa clamorosamente complessa, articolata e non chiara. Ad esempio le Soluzioni Abitative in Emergenza (le casette) sono state costruite facendo ricorso a strumenti della pubblica amministrazione che non hanno garantito tempi celeri, stand qualitativi certi e limpido impiego nelle maestranze coinvolte. Nella ricostruzione pesante la situazione è ancora peggiore. Certo sono tante le complessità nel recupero di edifici di valore storico e artistico, ma non tutte le case, i laboratori artigianali, le fattorie, le aziende hanno questi vincoli, almeno queste ultime debbono essere recuperate in modo celere. E invece tutto resta fermo, perché le norme prodotte sono complesse, in contrasto tra loro e in evoluzione continua perché le ordinanze cambiano, anche in maniera retroattiva, così il personale coinvolto trova difficoltà a districarsi in questa complessità normativa. Le procedure di approvazione delle richieste procedono con molta lentezza, anche perché cambiano le persone di riferimento. Se questa è la situazione nella ricostruzione privata, per quella pubblica è ancora peggio. Sono state costruite alcune scuole frutto della donazione di enti e di privati, e qualche altra piccola opera, ma per il resto è tutto fermo. Ora per ridurre i tempi sono state avviate obbligatoriamente gare al massimo ribasso con il criterio della media, ma con questo strumento resta l’incertezza sull’esito della gara in termini di competenze e capacità realizzative. Le amministrazioni comunali coinvolte hanno una dotazione di personale programmato per gestire la normale amministrazione e non eventi così complessi, è la dimensione del problema che ne rende difficile la soluzione.
Servono competenze specialistiche, responsabili di procedimenti, protocolli d’intesa per interventi di recupero complessi. Per la soluzione di queste problematiche si potrebbe prendere spunto dall’organizzazione della Protezione Civile, dove le strutture territoriali operano in stretta collaborazione con quelle regionali e nazionali. Bisogna quindi potenziare la struttura regionale dedicata alla ricostruzione con assunzione di personale tecnico e amministrativo competente da coinvolgere sui progetti, con funzioni di coordinamento e integrazione con gli uffici territoriali della ricostruzione. Tante Competence Platform da installare nei diversi territori dove prima hanno trovato posto le Emergency Platform della Protezione Civile: uno staff di 200 tecnici con competenze tecniche e amministrative, capaci di collaborare con gli uffici tecnici territoriali, con i progettisti coinvolti nella ricostruzione, con le imprese pronte ad avviare le oper edili. Questo costo che potrebbe sostenere il Governo o la stessa Regione permetterebbe di spendere in tempi più rapidi e in modo più corretto i tenti fondi che sono stati assegnati alla ricostruzione e che purtroppo restano inutilizzati. L’avvio di questa ricostruzione produrrebbe un rilancio economico senza precedenti. L’edilizia introduce tante azioni moltiplicative dell’economia: ricostruire una casa oltre all’impresa edile, coinvolge, l’elettricista, l’idraulico, il falegname, il piastrellista, i tanti artigiani di questi territori. Si avrà la possibilità, con il rilancio economico legato alla ricostruzione, di far ritornare le tante persone che hanno abbandonato questi territori e anche tanti giovani, se accanto alla ricostruzione potenzieremo i servizi primari, come quelli dell’istruzione e dell’assistenza sanitaria e sociale.
Abbiamo di fronte un futuro che potrebbe rinforzare i segni positivi che s’iniziano a registrare nell’economia della Regione. Voglio citare Piero Marcolini, che vede “nelle vallate pedemontane segni di ripresa sociale ed economica, di certo facilitata dai tanti investimenti sviluppati in questi ultimi anni nelle nuove tecnologie applicate ai sistemi produttivi e ai servizi”. Investire nelle nuove tecnologie, oltre che attirare giovani, permette di rispettare l’ambiente con ridotti consumi di energia e di materie prime e sviluppare innovazione e conoscenza. Come ho più volte ripetuto, occorre investire nelle infrastrutture moderne più leggere e meno impattanti, potenziare i sistemi di comunicazione e interconnessione, portando la fibra ottica in questi territori. Occorre investire nei progetti che l’Europa intende finanziare con il Green New Deal. Questi territori per storia e cultura hanno sempre rispettato l’equilibrio ambientale e sono pronti a diffondere questa sensibilità nel resto delle Marche.
Febbraio 10, 2020 11:00 pm
by
Sauro Longhi