dal Corriere Adriatico del 20 Gennaio 2020
Ogni società si fonda sul lavoro. Le tante “cose”, i tanti oggetti del nostro vivere sono “fatti” da una donna o da un uomo, il lavoro è costruire, trasformare, integrare, assistere, promuovere, il giornale che leggiamo è il prodotto del lavoro di tante persone. Il lavoro è anche strumento di sostenibilità sociale per redistribuire la ricchezza prodotta. Nelle più evolute società come la nostra, il lavoro deve ridurre le diseguaglianze sociali, deve poter dare dignità e liberta a ogni persona. Il modello di sostenibilità sociale è già contenuto nella nostra Costituzione, non a caso l’art.1 afferma che la nostra Repubblica è fondata sul lavoro. Il lavoro è un diritto per tutti i cittadini e devono essere promosse tutte le condizioni per rendere effettivo questo diritto. Così come deve essere prevista un’equa retribuzione per ogni lavoro, identica per le donne e per gli uomini e nel caso di difficoltà devono essere previsti strumenti di assistenza.
Certo il lavoro sta cambiando. Nella nostra Regione in poco più di 50 anni siamo passati da un lavoro prevalentemente agricolo ad uno industriale e di terziario avanzato, ora ancora più aperto a nuove trasformazioni introdotte dalle innovazioni tecnologiche e dalla conoscenza. La scienza, la conoscenza, la cultura guideranno l’evoluzione della nostra società verso nuovi equilibri, dove avremo più macchine per faticare meno, per costruire le “cose” in una prospettiva di sviluppo sostenibile capace di migliorare le condizioni di vita di tutti e rispettosa dell’ambiente. La sostenibilità ambientale non è un optional ma una condizione da ricercare nel prossimo futuro, al pari della sostenibilità sociale.
Come mi capita spesso di ripetere, la nostra Regione deve coordinarsi con le altre Regioni d’Europa e con le relative direzioni di sviluppo economico. Il nuovo programma della Commissione Europea appena insediata, prevede di sviluppare un’economia per le persone, che rafforzi le piccole e medie imprese, per sviluppare innovazione e competitività con investimenti mirati. Sono anche previste azioni per ridurre il rischio di povertà o di esclusione sociale, con salari equi, con parità tra donna e uomo, con aiuti in presenza di difficoltà, in piena coerenza con il modello di sostenibilità sociale della nostra Costituzione.
Nelle piccole e medie imprese si dovranno favorire condizioni per sviluppare innovazioni organizzative e produttive anche con la realizzazione di nuove infrastrutture, per intercettare mercati internazionali con prodotti e sistemi più compatibili con l’ambiente. Per favorire questo, la formazione e lo studio sono fondamentali. Una volta “se non studiavi andavi in fabbrica”, ora non è più così, le imprese anche se piccole hanno bisogno di giovani preparati e competenti, capaci di usare le nuove tecnologie, i nuovi materiali attenti all’ambiente e ai consumi di materie prime e energia. Per questo la formazione sarà un asse sempre più importante nel futuro, formazione che non s’interrompe completati gli studi ma che deve accompagnare ogni persona lungo tutto il percorso della propria vita, sempre con l’obiettivo di non lasciare indietro nessuno, soprattutto in un periodo come questo di profonde trasformazioni tecnologiche e organizzative. Le Scuole tecniche e professionali devono essere coinvolte in questo sviluppo, così come le Università. Il sistema universitario delle Marche è di ottima qualità, abbiamo quattro Università tra loro complementari che hanno visto aumentare di oltre il 5% il numero dei laureati negli ultimi anni, in linea con quanto avviene nel resto d’Italia. Questo dato pur positivo non è sufficiente a rispondere alle tante richieste che provengono dal mondo del lavoro sempre alla ricerca di giovani volenterosi di investire il proprio futuro nello studio e nell’innovazione. Come ho spesso affermato, il nostro sistema universitario dovrebbe almeno raddoppiare il numero dei propri laureati, così come avviene nei paesi maggiormente sviluppati.
Lo sviluppo del paese passa lungo queste direzioni come prevede il piano per il 2025 redatto dal Ministero per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione e su queste dovremo investire soprattutto in capitale umano. Le persone al centro di ogni progetto di sviluppo. Del resto anche il recente rapporto del World Economic Forum,dedicato ai nuovi mestieri del futuro, descrive scenari in cui le innovazioni, le nuove scoperte scientifiche porteranno a nuovi mestieri non ancora prevedibili, è stato sempre così, del resto i gommisti sono nati dopo che sono stati inventati i penumatici, solo che ora le innovazioni sono molto veloci con transizioni rapide, per cui sono necessario azioni di formazione di accompagnamento. Le Scuole e le Università hanno pertanto un ruolo centrale e un loro coordinamento è fondamentale. Diventa importante ancora di più la ricerca scientifica capace di innescare processi innovativi importanti: i semiconduttori, noti a pochi, hanno reso possibile tutto quello che oggi conosciamo come digitalizzazione.
Nelle Marche tutto questo richiede un impulso maggiore. Dobbiamo mettere al centro di ogni progetto di sviluppo le persone. Dar fiducia alle nuove generazioni, quelle che formiamo nelle nostre aule e nei nostri laboratori e che saranno capaci di sviluppare innovazione anche attraverso progetti di nuova imprenditorialità per “creare lavoro per se per gli altri”. Del resto le Marche è una regione ad alta imprenditorialità, forse la più alta d’Europa. Favorendo questo con strumenti finanziari e di formazione, si può anche “insegnare a diventare imprenditore”.
Gennaio 20, 2020 11:00 pm
by
Sauro Longhi