Un pensiero oltre l’orizzonte, la sostenibilità non è optional


dal Corriere Adriatico del 13 Gennaio 2020

Per il nostro futuro abbiamo bisogno che le nostre scelte siano sostenibili dalla società e dall’ambiente. Non è più pensabile a un consumo senza controllo di risorse ambientali, di energia e soprattutto a uno spreco di capitale umano. Da tempo, negli incontri con i miei studenti, ricordo che nelle attività che andranno a sviluppare come ingegneri, economisti, medici, agronomi, biologi, filosofi, umanisti, in generale come “disegnatori” della conoscenza, dovranno sempre di più valutare la sostenibilità delle soluzioni che propongono, se progetteranno una strada dovranno costruirla con il materiale del posto e riusare quanto già esiste.

Alla sostenibilità ambientale occorre aggiungere la sostenibilità sociale e soprattutto la giustizia sociale, ogni scelta deve essere fatta per le persone, nessuno deve o può rimanere indietro, ogni individuo deve poter crescere nella conoscenza migliorando le proprie condizioni di vita, l’istruzione e quindi la scuola, l’accrescimento del sapere, la formazione per affrontare le sfide tecnologiche e di innovazione, devono tornare al centro dei valori della nostra società. Una società giusta è una società in cui ogni individuo è libero di scegliere, per scegliere occorre conoscere, per conoscere occorre essere istruito. L’istruzione deve essere un diritto per tutti. 

Sostenibilità sociale e ambientale che come ha aggiunto il Governatore Ignazio Visco della Banca d’Italia, nella sua recente visita ad Ancona, devono essere accompagnate da una piena sostenibilità finanziaria. Le soluzioni non sono semplici da trovare ma vanno continuamente ricercate. Qualche giorno fa’ nelle colonne di questo giornale il mio amico e collega Mauro Gallegati, ci ha fatto riflettere “sull’inganno della sostenibilità”. Certo non bisogna illudersi che possano esistere soluzioni “pienamente” sostenibili, perché gli stessi principi della fisica ci dicono che non sono possibili, ma dobbiamo cercare di non allontanarci da questo obiettivo, non dobbiamo sprecare materie prime, energia. Quando insegniamo loro a progettare uno smartphone, lo dobbiamo fare non solo pensando alle prestazioni sempre più smart, ma anche a come “recuperare” quanto contiene il cellulare facilitandone lo smontaggio e il riuso dei materiali una volta che quel dispositivo non è più utilizzabile. Questo è un semplice esempio di economia circolare, per continuare a migliorare le nostre condizioni e ridurre il più possibile l’impatto sull’ambiente. Certo andranno anche ripensati modelli economici di sviluppo, non facili da realizzare in un mondo al momento retto da altre regole.  

La sostenibilità ambientale di ogni nostra azione di sviluppo deve essere condizione da porre con forza. Questo rende tutto molto più complicato. Viviamo in un sistema chiuso, il nostro pianeta, con energia e materie prime in quantità finite, e con una popolazione in crescita. Sull’ambiente dobbiamo riservare maggiore attenzione, altrimenti non avremo futuro! Le nuove generazioni questo lo hanno ben compreso e continuano a chiederci con forza e determinazione di cambiare rotta, anche per contrastare i primi effetti già percepibili, come i cambiamenti climatici ormai in atto. La scomparsa delle cosiddette “mezze stagioni”, lo scioglimento dei ghiacciai delle nostre belle montagne, ne sono esempi facilmente verificabili.

Occorre far aumentare la consapevolezza su queste tematiche, occorre metterle al centro dei nostri progetti. Per questo ho aderito all’invito della Fondazione Symbola ed ho firmato il Manifesto per “Un’Economia a misura d’uomo contro la crisi climatica”. Perché firmare questo manifesto? Perché vi è bisogno di tutti per affrontare una trasformazione economica e produttiva che possa dare un futuro alle nuove generazioni. Firmare è prendere consapevolezza, poi ciascuno nel proprio ambito potrà operare per il raggiungimento di un obiettivo comune. Abbiamo bisogno della partecipazione di tutti. La sfida della crisi climatica può essere l’occasione per mettere in movimento il nostro paese, così come la nostra Regione verso un futuro migliore, inclusivo e giusto. 

Il “Piano europeo per l’Energia e il Clima”, meglio noto come “Strategia 20.20.20” , si proponeva, a livello europeo, di ridurre del 20% le emissioni di gas effetto serra (GHG) entro il 2020 rispetto al 2005; portare al 20% (al 17% per l’Italia) la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili sui consumi finali; ridurre del 20% i consumi di energia entro il 2020 rispetto sempre al 2005. Per l’Italia gli obiettivi sono stati raggiunti nei tempi previsti introducendo oltre che un risparmio anche uno sviluppo tecnologico e d’innovazione. Bisogna continuare su questa strada con obiettivi ancora più ambiziosi. La Commissione Europa appena insediata si è già data con il Presidente Ursula von der Leyen un programma che va in questa direzione. Al primo punto vi è un “Green Deal europeo”. Se le Marche vogliono rimanere regione fondamentale nello scenario europeo e quindi mondiale dovremo cercare di sviluppare le nostre politiche di sviluppo in linea con il resto dell’Europa, dobbiamo anche noi condividere obiettivi così ambizioni proponendo per le Marche un nostro “Green Deal” per migliorare le nostre produzioni, il nostro ambiente, per avere una regione più bella e ospitale per vivere meglio tutti oggi ma soprattutto domani. Molti mi avranno già sentito citare questo proverbio greco che mi continua a ispirare per i progetti che sto iniziando a sviluppare: “Una società cresce e diventa grande quando gli anziani piantano alberi alla cui ombra sanno che non si potranno sedere”.


Gennaio 13, 2020 11:00 pm
by Sauro Longhi